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giovedì, 24 luglio 2008
(due argomenti in quattro varianti stilistiche)
I.
Per la prima volta insieme nelle braccia di una città straniera
ma ognuno a casa sua a dormire, stasera:
come non t'inganni
a pensare che servano a qualcosa
tutti questi anni.
Faccio il turista e anche la guida
lo scimpanzè e l'intrattenitore di professione
per non dire buffone
che ha una sua mesopotamica inquietudine
una sua sofferta anzianità.
Così cammini avanti un passo,
non guardarmi in faccia
va tutto bene, penso
seguendo un'altra traccia.
Nessuno - sai - ci guarda o approva
se ti sfioro e non sentiamo niente
è che siamo brava gente:
moderna, sorridente,
amici veri
che si mandano gli auguri, si tengono su,
e in una vertigine di ricorrenze
pensano a tutto, ma non parlano più [...]
I. bis
La brama, il mio deliro
frenare non poss'io:
l'insano mio desìo
si placa sol per te.
L'aria che invan respiro
la gloria, i giorni miei,
tutto, ben mio, darei:
e patria, e onore, e fè.
II.
Non so perdere
un'occasione
né al bar né al discount sotto casa mia
nemmeno la ragazza con le coscione
sfugge a un'occhiata che ha ben poca poesia
mentre un commesso di colore con la erre moscia e l'accento di Boccea
pesa una spesa di attesa e malinconia.
E la ragazza con le coscione
entra nel portone
mentre lo sguardo le sfila la gonna a fiori
e immagino le dita
tracciare segni strani
su quelle tette che mettono di buonumore
su quella pelle chiara che accende una fantasia
mentre riprende la chiave e vola via [...]
II. bis
Non son due mamme, sono eburnei fochi
ove arda Amore e tutti i suoi seguaci;
sono fiamme vivaci
ch'estinguere con baci e con sospiri
vorrei: se non per tema
che un rinnovato foco arda me stesso.
Non son io di quei pochi,
di salamandra al pari
cui a rimirarle non s'appicchi vampa:
brucerò, se quel foco non mi campa.
venerdì, 04 luglio 2008
integrale DI Kalì F ano
Kitty si NCU la
G recò D IT ufo
Pappa P pero
AB bona mento IN tribù NA TE vere
Bell astro NZA
la zio IN b
Farsi lese GHE CON le pile DI
RE Vivaldi gaz EBO
RO marò! mar om A
PAR lardi cere TTE DI show PING Edi ciclo
scia M Po AN tifo RF ora
MIN gozzo DI Troia I
domenica, 20 aprile 2008
Oggi turbe di moscerini sull'argine e nubi spesse che, da dietro Soarza, si ispessivano ancora - non sono mai tanto contento come in queste domeniche in cui sistemo, guardo il glicine e lo vedo resistere, sul terrazzo condominiale così silenzioso, così perfettamente provinciale e perfettamente esposto. L'appennino è brunito, a sinistra, in fondo. Una zona estiva, quella sopra cui sventola la bandiera sopra i panni, una zona per la mezza stagione, in asse con via di Villa Glori - Villa Glori c'è anche a Roma, saranno questi forse i Parioli di qui? Perché fingere di lottare, oggi, se non con le piccole inconvenienze e scomodità? Ne ho abbastanza di inviare i miei curricula (sospetto che però il plurale, come per tutte le parole straniere, non si dovrebbe usare) e di modificare l'ordine dei fattori. Li sposto, come quel gioco coi quindici quadratini, era rosso e blu, ma di quel blu e di quel rosso tipo Aston Villa. Oppure verde e bianco, ma non saprei. So che mi piaceva. Insomma, una volta metto le «esperienze direttoriali» (traduco non so da che lingua, in Italiano non mi ricordo come le ho designate) in prima posizione, relego quelle compositive in seconda, quelle musicologiche addirittura meritano un corpo 11 in un contesto di 12, una riduzione di margini, una sottrazione di titoli.
Altre volte sono indeciso, il risultato è un mélange che non convincerebbe nessuno, aggiungo cose alle «altre esperienze lavorative», cambio criterio da ascendente in discendente, tolgo i voti, riassumo i titoli di studio, metto prima quelli universitari, come al solito noto che manca qualcosa che potrebbe... ma no, non può. Questo dilatatissimo e inutile strumento pieno di date, di eventi inutili, di mille lavori alcuni dei quali mi sono veramente venuti a cazzo di cane - e mi sembra che manchi - che qualcosa misses the point.
Se potessi, ecco come farei il mio curriculum. L'ho già fatto? beh, sti cazzi.
Attualmente vive di espedienti musicali e musicologici in un terzo piano luminosissimo di una città di provincia.
2007: si addottora, vince un paio di premi secondari e medita invano di trasferirsi in Germania.
2005-2007: III (o IV) fidanzamento (con I convivenza).
2006: scrive due terzi di un'opera con cui fa un figurone all'Accademia e nessuno in altre sedi.
2003: scopre il rimorchio su internet. Si iscrive alla Globe runner.
2001-2003: II (o III) fidanzamento. Si diploma in un paio di materie musicali.
2002: Totti fa il pallonetto del 5-1. Partecipa ai festeggiamenti.
2001: la Roma vince il III scudetto.
2000-2007: periodo di scampagnate.
1999-2000: I (o II) fidanzamento. Si laurea andando in bici in giacca e cravatta.
1998-1999: storia con la Scagnozza. Diventa amico del Pugile e di G.
1998: prima trombata. Passa tre mesi in Francia. Gli avvenimenti non sono contemporanei.
1997: scopre la bicicletta.
1995: ultimo turno di doppiaggio in via Arnobio.
1985-1995: si intossica più volte.
1993: avvenimenti gradevoli e sgradevoli. Maturità e prime corna messe. Gli avvenimenti sono quasi contemporanei.
1992: smette quasi completamente di essere un nerd.
1991: addio di Bruno Conti.
1990: teme per un mese di essere diventato frocio. Rimpiange ancora quel periodo.
1987-1988: tournée teatrale.
1986: fonda un Charles Dickens club. Si trasferisce e scopre le pugnette. Gli avvenimenti sono quasi contemporanei.
1983: la Roma vince il II scudetto. Primo paio di occhiali.
1980-1985: legge per nove volte l'enciclopedia In viaggio con Disney. Fonda una repubblica presidenziale in mezzo all'Oceano Atlantico, la cui rappresentativa nazionale (una squadra di calcio coi personaggi di Paperopoli) vince tutte le partite a battimuro raggiungendo il punteggio record di 90-0. Costruisce un'astronave e viaggia per tutte le galassie, ma il viaggio non è ancora terminato. Vede per due volte la serie di Kyashan.
197...: nasce di lunedì.
mercoledì, 13 giugno 2007
I pregiudizi, infatti, sono utili. È una minchiata populista dire - ma con tutto il rispetto per le persone che ci credono davvero, augurandomi che ci ripensino - che "se non conosci una cosa, non puoi parlarne". Macché. Nel 1996 lessi ventinove pagine (contate) di Oceano mare. Non ho bisogno di leggere tutto Baricco per sapere che è un furbo scrittore di quarta categoria. Di Jovanotti mi basta sentire La mia moto per farmi un'idea di che si tratta. Uno che gira un film come Un tè nel deserto (e n.b. che mi sono anche sorbito L'ultimo imperatore) non mi ruberà più sei-sette euro per andare a vedere una sua pellicola al cinema, e nemmeno l'elettricità per scaricarmela abusivamente.
In genere, i pregiudizi sono validi. Beninteso, non quelli reçu dagli altri tipo "gli zingari rubano, Milano è brutta": solo quelli derivanti da osservazioni in proprio. È vero che le Americane parlano perlopiù con una voce nasale orribile, vanno in giro in ciavatte per l'Italia, hanno i caviglioni. Che poi una percentuale infima smentisca questa nomea, beh, tanto meglio. I Romani sono spacconi. Gli assessori socialisti rubavano, i democristiani erano (sono) dei sepolcri imbiancati, la minimal music fa schifo al cazzo, gli scouts e gli scacchisti sono dei nerds, i Tedeschi sono precisi, e non c'è bisogno di conoscerne ottanta milioni per trovare quelli ritardatari.
Gli adolescenti si ammazzano di pippe (ma non che poi si smetta, eh, intendiamoci!), i libri Mondadori con le copertine in rilievo non li leggo, i narratori Feltrinelli sono dei noiosi terzomondisti del volemose bene, i cani ridicoli abbaieranno in modo inversamente proporzionale alla loro mole, i ristoranti con su scritto "Hostaria" vanno evitati come la peste. I bambini fanno casino, smocciolano, ti sbavano addosso. Una commedia americana che esce in quattrocento sale già so che mi annoierebbe a morte. Invece andrò sempre con piacere a vedere un film di Kitano, di Almodóvar, leggerò l'ennesimo giallo di Dickson Carr in cui suppongo che il delitto avverrà in una camera chiusa con un tavolino e quattro sedie e una misteriosa scatola come unico arredamento, andrò dal Tedesco una volta di più ignorando il pub irlandese di Trastevere: non ci vado, ai pubs irlandesi di Trastevere. Non andrò alle mostre al Vittoriano perché sono organizzate sempre male, né al Chiostro del Bramante. Invece andrò dal formaggiaio sfigato o all'osteria di vecchi, convinto (magari a torto) che mangerò bene.
Non c'è tempo, nella vita, per tutto. Non si può conoscere tutto. Bisogna selezionare a monte le cose che ti possono interessare, scartare le altre facendosene anche beffe e con supponenza. Difendo accuratamente la cultura del pregiudizio. Pronto poi a coprirmi il capo di cenere e a dire "non me lo sarei mai immaginato". Vuoi mettere la soddisfazione?
sabato, 09 giugno 2007
È inutile che vada a cercare col lanternino i blogs dove compaiono le mie bestie nere, ossia i bluffs. Faccio da me. Gradirei molto che ognuno completasse l'inventario, ma naturalmente io sono l'unico che se ne intende. Ci pensavo stasera uscito dal Teatro ex-Concordia, dopo aver visto uno spettacolo vergognoso di certo Davide Livermore e aver sentito (nè ton Dìa) che "questa era una regia d'opera". Già, perché al giorno d'oggi non si può più dire se una cosa è una minchiata o no. Eh no. Io me ne intendo. Ed ecco un elenco di sopravvalutati per categorie.
Musicisti "leggeri": Capossela, De Gregori, i REM. Gli Oasis che ve lo dico a fa'. Bocelli. Elisa e tutte quelle che io ho una bella voce. Dee Dee Bridgewater. Amii Stewart. La demo-etno-rock tipo Agricantus e minchiate varie. Piovani.
Musicisti "classici": Weber, Scriabin, Nono, Marin Marais.
Registi:Tarantino, Bertolucci, Martone, i fratelli Coen, Altman, Ozpetek. Dei registi teatrali non parlo.
e inoltre Film sopravvalutati: Schindler's list e i film di Spielberg a parte Incontri ravvicinati, Il postino, i film fintamente indipendenti tipo Buffalo 66 o Ogni cosa è illuminata, tutto Bellocchio dopo I pugni in tasca, Jules et Jim, La meglio gioventù, Caro diario.
Scrittori: gran parte degli americani del secondo Novecento (a parte Saul Bellow) includendo Salinger, Kerouac, Bukowsky, e ci metto Hemingway anche se è quasi fuori tempo massimo. Inoltre Calvino, Seneca. C'è stato un tempo in cui si sopravvalutava Federigo Tozzi. Per la categoria "premi Nobel", Dario Fo, Pirandello, Quasimodo.
Giornalisti, opinionisti etc.: Sergio Romano, Magdi Allam, Pansa, Galimberti.
Attori: Facile. Tom Hanks. Robin Williams. Travolta. Sparo sulla croce rossa. Jim Carrey o come cazzo si scrive. Depardieu. Tutte le attrici dei film italiani recenti.
Calciatori: Del Piero, Coco (all'epoca), Dino Baggio (all'epoca), Pirlo.
Topa: Julia Roberts (un canotto), la Cucinotta (una scatola di tonno Alco), Paris Hilton (un furetto).
Attività sopravvalutate: la pizzica, l'interrail, recitare scalzi.
Lasciatemi spendere una parola contro i comici di Zelig, prima che sia troppo tardi.
Mi sento attaccabrighe. Vi aspetto.
domenica, 03 giugno 2007
Il segreto è resistere alla pressione. Quasi impossibile. Mia madre mi mette pressione perché eventualmente ritorni a Roma. Un affitto, dice, non costerebbe tanto. Tutte le volte le faccio capire che non sopporto l'idea di tornare a Roma a lavorare senza lavoro. A vedere i portieri e gli autisti impazzare nel centro (a Roma nel Tridente si vedono solo, a parte i turisti, portinai, baristi, gente coi ciabattoni in motorino sive scooterone, autisti di NCC: qualche promoter di tanto in tanto). La mia coinquilina mi mette pressione perché me ne vada. Quando invito qualcuno percepisco la sua scontrosità come pressione. Lei stessa mette pressione di continuo, nel senso fisico: non cucina, infatti, lei cuoce. Fa cuocere. Mette a bollire qualche oggetto (riso, pasta integrale, broccoli, tutto nudo e crudo), e poi comincia a telefonare. Si dimentica. Io sto in cucina e sento la pressione di questa pasta integrale che tracima a poco a poco e spegnerebbe la fiamma. Allora abbasso. A volte spengo. Con senso di colpa. Inoltre - la pressione per installare un router per una lavatrice per una porta nuova per riparare un buco in un tubo.
Subire la pressione è da gay, ça va sans dire.
Ierlaltro un vecchio appoggiato al davanzale dello sportello metteva pressione a una specie di suora laica dai lineamenti affilati: lei ha resistito egregiamente. Dovrei prendere esempio. Il gruppo maglia rosa raggiunge quasi sempre i fuggitivi. Li tiene a un minuto finché non cedono. Si stringono la mano e rientrano nei ranghi. Di converso, io esercito la mia pressione sul Pugile perché decida se andare nelle Puglie o no, sul Bruzeauphile che venga a Monaco, sui Tedeschi che mi diano un appuntamento (di dubbia utilità) a Weimar, su enti lirici che mi devono pagare - o dare materiale - dopo mesi. Taccio le mail inutili che scrivo in tutte le lingue dell'orbe, con salti stilistici impercettibili a seconda della persona che devo contattare, dal riverente all'affaristico, dal confidenziale al routinier che ne ha viste tante nel mondo.
Ho sempre la sensazione che nella bilancia universale della pressione io sia in debito, come l'Italia con la Cina.
giovedì, 31 maggio 2007
Le persone che mandano trenta raccomandate alla volta. Io lo so che non dovete fare un cazzo, altro che i galoppini, gli importuni - e lo so che quando il regolamento delle poste vi ha concesso di mandarne più di cinque avete esultato, lividi, nelle vostre camere piastrellate, con felpe e maglioni con cani e gatti in rilievo, lo so, felici di poter fare aspettare ore il vecchio pensionato, di interrompere lo scorrimento dell'eliminacode, lo so. Che poi alcuni di voi lo facciano per concorsi, per trovare un lavoro, non ci credo più. Vi vedo. Attenti.
I pubblicitari. So altresì che qui sto cacando fuori dal vaso. Splinder è infestata (infestato?) da pubblicitari. Alcuni di loro hanno dei blogs che mi sono cari, e tra l'altro qualcuno dovrebbe scrivere l'oroscopo del mese e promettermi ricchi premi e cotillons e così ritirerei la condanna. C'è un motivo più sottile: io non sono capace. Non sono capace di propormi, parlare bene, gonfiare i minima immoralia della vita. Ho fatto l'ufficio stampa due anni di fila. Una volta sono riuscito a far passare un pianista sconosciuto per l'allievo prediletto del (defunto) Serkin. La sala era piena. Ero soddisfatto. Oddio. La corruzione comincia così - al massimo sopporto l'ometto al banco del mercato che mi dice, spaccando una zucca con le mani (non scherzo), di assaggiarla perché è speciale. E io faccio finta di assaggiarla. E la compro. Senza fiatare.
L'Italia. Taormina. Le prime pagine. Galli della Loggia, Sergio Romano. I telefonini. La cultura. I poveri che votano per i ricchi. E la cosa peggiore è che fanno bene.
Gli errori. Quelli sempre. Ma soprattutto me quando mi rode il culo.
lunedì, 14 maggio 2007
"Si nota di più se vengo e sto in disparte..." Al cosiddetto eppiauar che ogni giovedì e domenica si tiene dall'ora dell'aperitivo in poi sulle sponde del fiume ePOnimo di questa pianura, con tanto di sedie sdraio, foglie di banano, cocteils, musica e danze anni Settantaottanta, avevo deciso di andarci solo per far divertire la mia legittima, con l'intento morettiano di guardare da un angolo con un toscanello spento in bocca, scrutare perversamente soggetti e bocce e stivali. A un certo punto ho guardato le orde scatenate con camicie appuntite e catene - donne che ballano ritmicissime senza sbagliare una mossa - gelatina che si scioglie sotto i fari - orecchie stordite da aiuillsurvaiv
e li ho visti nitidamente la mattina dopo alle nove a Milano appena usciti dalla metro gialla, con gli occhiali rettangolari, il computer acceso, la cravatta, i mocassini, sul chi vive, puntuali ed efficienti ad attenzionare a conferire a qualificare a rispondere a compilare
comincio a ridere convulsamente come un idiota e a gridare
"E domani tutti a Milano!"
Accolto da un boato della folla mi lancio in pista e ballo per due ore filate imitando Mauro Repetto, come se avessi parcheggiato nel parcheggio l'Alfasud. Poco importa se Gianni Pettenati non sarà d'accordo con questa versione del suo greitestit che lancio verso la sponda emiliana:
Finché vedraaaai sventolaaar questa ban-die-raaa
semo l'Ur- trà della Rröoomaaaaa...
sabato, 05 maggio 2007
Nessuno mi nomina per le catene. Del resto io non risponderei. Non so se essere invidioso o smanioso. Per prevenire, do una risposta complessiva a tutte le catene:
Tutte le famiglie felici sono felici allo stesso modo, ogni famiglia infelice è infelice in un modo diverso. No. Se è senza lingua no. Sarei una stecca di cioccolata 71%. Initium mihi operis Servius Galba iterum T. Vinius consules. Solo se non è depilata. In mezzo ai boschi del Molise. Tutti i film tranne Wim Wenders. Mi siedo sul bordo della doccia. Ciccio di Nonna Papera. Due colpi non si negano mai, soprattutto in grande amicizia. Sto a scherzà, non lo vedi che è scarica? Solo con una maglietta a maniche corte. Sì. Sopra la spiaggia de Capocotta ce so du' fiji de 'na signora. Dimmelo tu cos'è. Sì. Non ho un telefono. Le scampagnate, la Roma, Trpzx, in ordine inverso. Stubaschi? Meglio avercelo grosso. Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Piuttosto una cozza che un uomo. No. Tua sorella, si farà picchiare!
Non dovrebbe essere difficile ricostruire le domande.
p.s. a gentile richiesta del Tricheco che noi tutti seguiamo aggiungo:
Sui mille non sono mai sceso sotto i 3'26". Mentre scopro quanto una donna è intelligente, per risparmiare tempo le guardo le tette. Mi lavavo col sapone di Marsiglia. Ho ancora un numero di Playboy del '91 in qualche cassetto. Ho le sopracciglia unite (un po' meno di Elio e di Bergomi, per la verità).
domenica, 04 febbraio 2007
E certo che impazziscono. Come i cantanti, ma per motivi diversi. Il polentone è disciplinato. Ai semafori si ferma con l'aria smarrita e indifesa. Fa la fila. Si lamenta, ma non in modo incisivo: è un borbottio, un'invettiva smozzicata. A diciotto anni lavora già come un mulo. In famiglia hanno il culto del lavoro, della sveglia alle sei (e chi non ha mai visto il mondo padano alle sei di mattina in inverno deve solo immaginarlo). Chi lavora ha i soldi. Chi ha i soldi è apprezzato. Chi ha i soldi può farsi le lampade e sembrare un Rigolo del Mulino bianco anche a novembre. E sotto quell'aspetto inusitatamente biscottato, vestiti di festa firmati, occhiali da sole anche se il sole in piazza c'è poche volte l'anno. Ha diciotto anni, il polentone-tipo, l'università se la può permettere ma lavorare e avere una macchina oppure una móto - dicono proprio così: móto - da sfoggiare il finesettimana non è meglio?
Impazzimento light. Così, venerdì discopub, sabato discoteca, sfrecciando per strade contornate da fossi tra una provincia e l'altra, curve e controcurve a centocinquanta tanto anche se c'è la nebbia, bevendo come un carrettiere e ascoltando non importa che cosa a un volume spaventoso. Tutti i finesettimana. Capelli sparati, nel cuore Schumacher e Valentino Rossi (non per niente personaggi odiosi e legati al padrone: Fiat, juventus), il sabato non gli sembra mai abbastanza lungo.
Impazzimento minor. Ma quando si sposa? la bifamiliare è in attesa. Immersa nel verde (idest nel fango), spaziosa (idest, vuota), con posto auto (inutile, visto che intorno non c'è nulla), niente a che vedere con una casa in centro città, pure se la città è piccola e non è Milano. La domenica si può (se c'è bel tempo) fare una grigliata, lavare la macchina, fare una passeggiata (idest, prendere la macchina fino al centro commerciale). Però d'inverno è freddo, d'estate ci sono zanzare grosse come un tacchino, la finestra si riduce a due domeniche l'anno. In cui litiga con la moglie o col vicino. Per fortuna c'è Cuba, l'Egitto, valvola di sfogo da cui tornare con terabyte di foto orribili e tutte uguali.
Impazzimento medio. Ingropparsi a vicenda nelle cascine riattate a cleb privé (o clübs, direbbe Berlusca), è il rimedio minore alla noia. Filmare sé e la moglie, scambiarsi, andare a troie. Altrimenti, inventarsi qualcosa tipo la caccia.
Impazzimento forte. Il satanismo. Tipico dei ragazzetti, non dei grandi. Sei un pallidone sfigato e brufoloso e invece che cantare "Ci son due coccodrilli" metti tutti i dischi al contrario sperando che nascondano un messaggio demoniaco. Alle brutte, lo fai per trombarti qualche adepta. Alle bruttissime, cominci a credere di essere il Papa nero.
Impazzimento definitivo. Tipico dei terroni inurbati. Vivono con i vasetti di peperoncino di Soverato nascosti nel sottoscala, si sono adeguati allo stile di vita del nord, affettano, come abbiamo detto, un accento vallivo, votano anche lumbàrd. A un certo punto impazziscono. Prendono il fucile a canne mozze e sterminano cane vicinato e famiglia. Si barricano nella bifamiliare, dopodiché finisce tutto, finisce.
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