passoscuro

   apoditticamente scorretto


lunedì, 31 agosto 2009
 

O tempora

http://www.corriere.it/politica/09_agosto_31/confalonieri_e9b315d4-95fd-11de-8f5e-00144f02aabc.shtml
Federico Confalonieri era nobile, aveva una bella moglie, si iscrisse alla Carboneria, forse ebbe a che fare coi tumulti che sfociarono nell'assassinio del ministro Prina. Odiava Napoleone, ma ancora di più l'imperatore d'Austria. Fu arrestato e incarcerato nello Spielberg. La sua vita fu distrutta. Andò in esilio, cercò di tornare, fu cacciato per mezza Europa; in esilio morì, nel 1846. Tra i suoi amici possiamo citare Pellico e Sismondi. Difetti e pregi si mescolano, in questa figura che è una delle più notevoli della Milano del Risorgimento.
«Rade volte risurge per li rami l'umana probitate».
postato da GiacominoLosi | 15:31 | commenti (16)


sabato, 29 agosto 2009
 

Wenn man moralisch ist

Mi osservo con gli occhi della turista con la borsa con un teschio e la scritta «St. Pauli», e che è probabilmente italiana, mi osservo in metropolitana con aria soddisfatta. La mia mise post-lago comprende il costume della Cremonese sotto un pantalone criticabile, ciabattoni ancora più da mettere all'indice, maglietta recante il motto «What is this? I don't know», abbronzato, in peso forma, lenti a contatto giornaliere da far saltare come al gioco delle pulci la sera. Lo zaino della Roma, le bozze della biografia di Rossini in cui scrivo come Rossini abbia costruito accuratamente il suo personaggio, un foglio di carta pentagrammata imbrattato di matita 2b e con qualche goccia di Martignano, invece di Napoléon, quello che un gatto ti guarda e ti fa un sorriso se te ne cade un po' addosso nella pubblicità degli anni Ottanta, un taccuino, e Pnin di Nabokov. Non amo le automobili e non esco la sera. Peccato che l'anno scorso abbia ceduto e mi sia accaparrato un telefonino. Anzi, il telefono si è accaparrato me. Se no il complesso, a trentacinque anni meno cinque giorni, sarebbe assai soddisfacente. Uno snob dall'aria giovanile e noncurante, che ascolta volentieri, osserva, ama l'opera, la topa, il calcio, sa della tattica dell'Avellino di Vinicio (beh, facile: un catenaccio con energumeni baffuti a menare come fabbri), del butt plug, di Delitto in Formula uno, e la sera va ai concerti di musica barocca; cucina, fa le marmellate, è disordinato, ce l'ha enorme (va be', la pubblicità è l'anima del commercio). Non ha deciso ancora cosa fare e se la tira. Ecco, il personaggio è originale e mi soddisfa, chi riconoscerebbe il ragazzino che leggeva In viaggio con Disney e la bibbia illustrata, che quella festa di carnevale si cacò nei pantaloni? Lo riconoscerei io, non mi fossi rotto i coglioni di analizzarmi con gli occhi della turista che, in definitiva, non solo ha i brufoli ma manco mi guarda, colpa imperdonabile. E quindi scendo a Spagna, in mezzo a gente tirata a lucido, pensando in fondo di assomigliarmi abbastanza, finché dal fondo della mia personalità non salga fuori il mostro di Rostock (lapsus) o una drag queen. Ma per quello c'è tempo, almeno fino al prossimo bagno, o a una sana rivoluzione che eviti ai professori universitari di scrivere di vita intellettuale, di intellettuali ebrei di parlare di ebrei intellettuali, di scrittori di scrivere di scrittori. Dei musicisti non parlo, facciamo da soli. Apri, sono io.
postato da GiacominoLosi | 09:29 | commenti (28)
roma, pressione, passoscuro


mercoledì, 26 agosto 2009
 

Vivere in centro

Piazza Augusto Imperatore, quanto cazzo sei brutta. Sei brutta tu e chi ti ha creato. Sei brutta e sfigata. Triste come un film di Ken Loach ma coi marmi al posto dei mattoncini rossi. Tu e i tuoi negozi improponibili lungo tutti i lati, coi manichini che mutuano l'andatura inarcata dei coatti che spendono i milioni per un giubbotto da coatto portato dai manichini vestiti da coatti. Per non parlare dei cartoni e dei poveracci che trovano rifugio sotto i tuoi portici puzzolenti e scomodi, dei sorci, dei ristoranti alla moda di Milano dove si fa il brunch e l'aperitivo. Ma vaffanculo, piazza Augusto Imperatore, che manco stai vicino a via Ottaviano.
Ripasso da lì dopo averti accompagnata. Adesso mi cerchi, mi carezzi, mi metti la mano sul pacco, mi attiri. Mi cerchi di nuovo, mi forzi, mi telefoni e mi scrivi. E io come una campana fessa, ridò la nota con armonici sbagliati, confusionari, senza vibrazione. Se mentre ti scopo mi ricordo quando ti amavo, e quanto, non prevale l'amarezza, né la rivalsa, ma la presa di coscienza della palingenesi, anzi no, della palinodia, della palinderculità della vita, piuttosto, che è palindromica, comincia e finisce con un brusìo indistinto, la foglia gialla. Quei mesi con le mani stese avanti mentre smaniavo, a duemila chilometri e più, e adesso cosa noto? le forme fuori forma, l'ortografia sbagliata, la sbirulinizzazione della tua voce. Il non ancora che ha dato luogo al non più. Forse torni perché vivo in centro, perché la fine di Perpetua è sempre in agguato. È sempre bella la tua compagnia, il rumore della spallina che sfiora le lentiggini, ma come vederti alla lente dell'amore di febbraio-marzo, quello, come il febbraio stesso, come il broccoletto che lascia spazio al carciofo e poi pian piano alla melanzana, diluito in questo sole allungato, un po' opaco. Compio tutti i passi giusti, la strada è cambiata sotto i miei piedi, non è colpa tua, o meglio, lo è, ma non posso insistere, sarei poco gentiluomo, e non starei riaccompagnandoti.
Piazza Augusto Imperatore, facessi almeno angolo invece di sbucare nel Corso come un eritema, come l'acqua della pasta che assaggi e che ti scola sulla guancia, come un paradosso illeggibile, le macchine in doppia fila e la teca nuova, l'artista che esibisce le scarpe bucate da trent'anni e si chiama artista. Solo qui potrebbe accadere, piazza orribile, sbucata da un compromesso in una dittatura oscena e dunque oscena, senza colpa, accenno anche io un'andatura sbieca, grottesca, le braccia allargate e stese, quasi mimando.


sabato, 22 agosto 2009
 

1984

«Come te li porti bene gli anni.»
«L'ho capito. È l'odio per Platini e Grobbelaar a mantenermi giovane.»
postato da GiacominoLosi | 08:59 | commenti


mercoledì, 19 agosto 2009
 

Programma elettorale (bis)

Se mi eleggerete capo del mondo vi prometto:
- una moratoria sui versi di almeno un anno. Obbligo per tutti di scrivere senza andare a capo e con la punteggiatura, divieto assoluto di impiegare le seguenti parole: «poesia», «confine», «sogno»;
- moratoria altresì sui blog zozzi. Verrà nominata una commissione ambosessi, automunita, no perditempo, da scegliersi tra provati onanisti, che valuterà se il blog zozzo ha effetti o no. In caso negativo, l'autore sarà costretto a dedicarsi per un anno a biografie edificanti: preti partigiani, filantropi, presidenti della Roma a parte Ciarrapico;
- divieto di fotografare panorami, monumenti famosi, opere d'arte in genere, tramonti, cani gatti e bambini vivi. All'uopo sarà emanata una direttiva antiterrorismo che spiegherà come Bin Laden, Breznev, il mullah Omar, Diabolik e Lotito si siano travestiti da turisti e con la macchina fotografica abbiano fatto un sopralluogo sui luoghi di futuri attentati. Chiedere a Gasparri se può rilasciare una dichiarazione in proposito (poi liberarsene con un trucco qualsiasi);
- allo stesso tempo, proibizione di andare all'estero e di tornare con più di dieci foto (contate); chi venga sorpreso a mostrare agli amici cinquecento foto dello stesso cactus con una persona davanti sarà costretto ad andare in vacanza a Treviglio (BG);
- se finiscono i posti a Treviglio si può optare per Voghera (PV), Frosinone, Alessandria, Catanzaro;
- in genere, incitare ognuno a starsene a casa propria e a non rompere i coglioni per andare in posti di cui non si sa un cazzo e da cui si torna diffondendo notizie infondate;
- interdizione al commercio dei seguenti alimenti (ove non siano indigeni): pachino, rughetta, mozzarella di bufala, bresaola, formaggio coi buchi, lardo di colonnata;
- proibizione di vedere film americani a lieto fine per un quinquennio. Potranno essere fatte eccezioni solo in caso di resurrezioni impreviste di Billy Wilder;
- restrizione all'uso dei profumi, incitamento all'uso del deodorante;
- abolizione degli smalti inutili;
- obbligo di prendere i mezzi pubblici, che saranno gratuiti, almeno cinque volte a settimana, in fasce orarie differenti; proibizione di parlarne male pena il ritiro perpetuo della patente; i delatori saranno ricompensati con tessere intera rete;
- apertura delle frontiere a tutti gli stranieri, purché prendano una nave di linea, a spese del contribuente;
- divieto di riportare i fatti di cronaca in più di cinque minuti complessivi per mezz'ora di telegiornale;
- obbligo di mostrare un certificato medico quando si voglia comprare l'acqua in bottiglia, che verrà distribuita solo in farmacia;
- deportazione (amichevole) di Antonio Ricci; insegnamento non solo del dialetto, ma a quel punto secessione del Lombardo-Veneto, ripristino dell'autorità temporale del papa, dei Giudicati sardi, delle città libere imperiali, dell'economia curtense;
- resta inteso che se i polentoni vorranno recarsi a sud del Po avranno bisogno di un passaporto speciale, modello «puppamelo»;
- il primo che giustifica il coito interrotto dicendo: «ma tanto io mi controllo» subirà l'amputazione del pisello in modo da non nuocere;
- nascita del campionato del centro Italia; per non scontentare nessuno ci sarà anche la Coppa della Burinia (detta anche Salary Cup, nel senso della via omonima), con ladzie, Frosinone, Viterbese e altre formazioni minori;
- obbligo per cantanti di tutti i generi, dall'opera al pop, di far CAPIRE QUELLO CHE CAZZO CANTANO. Non tutti sono Bob Dylan, perdio;
- detronizzazione immediata del capo del mondo all'attuazione del programma. Che, lo ricordiamo, comprende anche l'abolizione del tatuaggio, delle infradito, delle frasi come «sono confuso/a» o «non so quello che voglio». Se non sai quello che vuoi prendi impreparato, una nota sul diario, e torni a fine quadrimestre;
- abolizione della parola «giovani» dal lessico corrente. Tutti gli amministratori di enti pubblici verranno reclutati tra persone minori di venticinque anni, per prova. Se poi non funziona, non vi lamentate;
- proibizione di bonghi e cani ridicoli;
- i bambini irrequieti verranno istradati a Playboy al compimento dell'undicesimo anno d'età; i sedici anni saranno festeggiati con una torta alla marijuana; se continuano, pronti per la caccia grossa;
- le smart verranno derise dalla popolazione in una data da destinarsi;
- stimasti il comodato? Eh? Puppa!
- assunzione dell'ufficio stampa di Giovanni Allevi, o di chiunque gli scriva i testi delle interviste. Un giorno si saprà chi è e lo celebreranno insieme a Wodehouse e Ennio Flaiano. Votate votate votate.


domenica, 16 agosto 2009
 

Da RaiStoria

«Signor Hitchcock, se si trovasse di fronte un fantasma che farebbe?»
«Hm. Probabilmente lo attraverserei.»
postato da GiacominoLosi | 08:46 | commenti (12)


giovedì, 13 agosto 2009
 

Vacanze romane (pubblicità progresso)

O vos omnes, e siete purtroppo tanti, voi tutti, massime uomini, qui infradigita fertis, perdio, non vi toccate i piedi zozzi, perché è fatale che diventino zozzi con quelle ciavatte orribili: non fatelo mentre state in giro, in metropolitana, ai tavolini da caffè, e men che meno se state a casa mia. Piuttosto scaccolatevi.
postato da GiacominoLosi | 16:00 | commenti (16)
roma, cisterne


mercoledì, 12 agosto 2009
 

Antiveggenza

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/caltagirone-la-curia-vieta-cavalleria-rusticana-trama-immorale/1694917

Quattro anni fa avevo cominciato a scrivere questo pezzo:

[...] Il cardinal Ruini si è rivolto ai lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma nella annuale Cerimonia per lo Spettacolo Cristiano, tenuta nella cappella di recente annessa al Teatro e progettata da Portoghesi. Il suo intervento era particolarmente atteso dopo l’ultimo pronunciamento di papa Benedetto XVI che ha esortato i cristiani, mercoledì scorso, a «chiedere all’arte una guida sicura e attenta al cammino dell’uomo nella società, che valorizzi i sentimenti di appartenenza a una comunità di fede, e ponga al riparo dalla tentazione del pessimismo, del relativismo, del qualunquismo che troppo spesso l’era moderna ha scambiato per valori.»
Le attese non sono state deluse, davanti a una folla particolarmente numerosa che ha seguito l’intervento del prelato. Dopo i passaggi di rito e il saluto dei vescovi ai lavoratori dello spettacolo, il cardinale ha, come sua abitudine, raggiunto immediatamente il nocciolo della questione. «Meraviglia, sorprende, e addolora» ha detto «che nella città che ospita il vicario di Cristo si diano rappresentazioni della vita e della morte fondamentalmente anti-cristiane.» Il riferimento implicito, ma che tutti hanno colto, è proprio al cartellone dell’Opera di Roma che presenta a febbraio La traviata nell’allestimento di Robert Carsen di qualche anno fa. «La famiglia, in questo tipo di lavori, è vista come oppressiva; ci sono opere in cui l’intervento del padre, figura di Dio all’interno del microcosmo familiare, negativo; il suo tentativo di ristabilire l’ordine porta solo a una tardiva autocritica, e non al riconoscimento della mano divina. La facile fuga dal peccato verso una convivenza tra uomo e donna è contraria agli insegnamenti della Chiesa di Dio, unica verità.» Dopo il discorso, il cardinale è passato alla benedizione, ma appena le agenzie di stampa hanno battuto il contenuto della sua allocuzione, si sono scatenate le polemiche. Il segretario dei Comunisti Italiani Diliberto ha parlato di «inaccettabile ingerenza» in faccende interne allo Stato Italiano. Il sindaco di Bologna Cofferati, noto esperto di opera, ha commentato che «in fondo, Verdi è stato miglior cristiano di Ruini, visto che Violetta poi soccombe al fato.»
Levata di scudi dal centrodestra. Il ministro per lo spettacolo Buttiglione ha promosso invece un’indagine ministeriale per vedere se nella Traviata «si prospetti una violazione della legge» sulla pubblica decenza, se sia stata garantita «la sicurezza dei lavoratori» e «le spese per l’allestimento non siano state eccessive, perché il denaro pubblico deve essere investito senza sprechi e al servizio dell'uomo, non della vanità di qualche regista.»
Il centrosinistra ribatte. Tutti i politici della parte opposta hanno qualificato l’iniziativa di Buttiglione come «strumentale». «Al ministro non interessa nulla della sicurezza dei lavoratori». Nel rispetto del magistero del papa, ha avvertito Veltroni, la civiltà italiana ha prodotto alcuni dei massimi capolavori. Basti pensare a «Ave Maria» di Renato Zero. Il sovrintendente Ernani ha minacciato immediatamente le dimissioni se l’ispezione ministeriale non rientrerà, ricevendo solidarietà dai dipendenti del Teatro, che però, in un comunicato, mettono in luce «gli sprechi della attuale gestione», e si auspicano un mutamento di rotta prima delle inevitabili agitazioni.
Esistono esempi positivi, incalza un editoriale di «Avvenire»: il musical su Padre Pio, lavoro «di grande degnità» in cui viene raffigurato dall’autore Sandro Mayer l’accerchiamento di San Giovanni Rotondo a opera di armate musulmane, che però, per mezzo di una vergine e dell’intervento miracoloso del santo, sono convertite alla vera religione. Marcello Pera, in un’intervista rilasciata fuori dall’Osteria dell’Angelo, a Lucca, ha ricordato che la figura di Violetta è sostanzialmente negativa e non può essere sa [...]

Poi avevo lasciato perdere. Ho fatto bene. La realtà supera a destra. Ma Cavalleria rusticana meno la fanno meglio è, quasi quasi ritorno nel seno della Chiesa.
postato da GiacominoLosi | 18:02 | commenti (1)
roma, opera, passoscuro


martedì, 11 agosto 2009
 

Yogùri

L'efficienza di Eugenio mi stupisce. Per uno abituato a lasciare la scala davanti al cesso, per poter salire a stasare lo sciacquone incrostato, pisciando così di traverso, beh, il fatto che esca di corsa per controllare lo stato di salute di sua madre mi dà da pensare. Con quella velocità, poi. «Perché non siamo soli?», mi dice. Anzi non soli, non esser mai, come Ulisse di Pascoli. Questo lo aggiungo io. Ovviamente la madre non rispondeva al telefono perché - e intanto lui si era ficcato nel tubo grigiosporco della metropolitana. Alle dieci e mezza di sera, solo qualche turista, ciabattando e assiepandosi davanti alle porte, cosa che non farebbero mai a Boston, sto per dire, o Stoccarda. Con un libro e due mazzi di chiavi. E se la trovo riversa al suolo tra la porta e il tavolino che regge i fiori di legno? se ha battuto la testa? se sente il telefono e non può rispondere? e se la scuotessi? dovrò chiamare il centodiciotto? non si vergogna a raccontarmi, sollevato, dei pensieri sull'eredità, i soldi celati dietro la mattonella perché non si sa mai, la casa grande e la casetta, e si immaginava già dirimere i lavori, questo sì, questo no, questo salta, per questo chiedere pazienza, e la malattia o la morte di lei? invalidante malattia, morte lenta, che cosa cambia. Meglio ciabattare in direzione contraria e risalire la scala mobile più alta di Roma. Povero Eugenio, ipocondriaco per sé e per conto terzi. Ma lo capisco fin troppo bene. E scrupoloso tanto da chiedersi se stia correndo per sincerarsi o per umano soccorso. Materia inestricabile. Chi è troppo scrupoloso non può avere buoni propositi. Se poi, come Eugenio, ha ricevuto un'educazione cattolica, tutto sarà materia di contesa, di remunerazione o di prova a carico, anche questa sua sudarella postuma mentre sbuca sotto gli alberelli dal fogliame violaceo: grilli, insegne, qualche macchina. Indecidibile. Lo capisco fin troppo. La valle di Giosafat. E poi la colpa di quel sogno alla notte precedente, con l'ennesima donna ciancicata nel suo letto, il sogno finisce con lui che considera nel frigo: «dai, questi yogùri se la sono cavata.» Yogùri, come se fosse il plurale di yogurt. «E che c'entra?», gli chiedo. Nulla, ma si è inquietato, poi ha suonato la sveglia. Nello stesso sogno incontrava persone, girava nudo, cercava un bagno. «Tutti i sogni sono così». «Tranne gli yogùri», mi oppone. Alla fine la madre di Eugenio era dalla vicina. Una trentasettenne attaccatrice di pippe di prima categoria. Maledetti attaccatori di pippe. Sì, ma cazzo, mamma, fa lui, un'ora e mezza! Eh, hai ragione, sapevo che ti saresti preoccupato. Mi sono anche persa Montalbano. Fa nulla, era un episodio vecchio, ed Eugenio poi mi racconta tutto con una specie di indignazione per queste ridicole camminate, per questo ossessivo essere ed esserci sempre, ed essere generati non creati, e il sollievo della stessa cosa. Gli dico: il sollievo? Lui: sì, il sollievo. Sta invecchiando. I capelli si sono ritirati a metà della testa, e gli altri sono piegati dal vento irresistibile della rasatura. Io li ho tutti, ma la luce al neon dell'ascensore ne rileva le falle. Il sollievo. Direi che sta invecchiando.
postato da GiacominoLosi | 22:54 | commenti
roma, pressione


venerdì, 07 agosto 2009
 

Vacanze romane (con motivo conduttore)

Un manifesto geniale: «2500 alberi potati, 350 lecci ripiantati. E 'sti cazzi! De Lillo vattene». De Lillo è il farmacista vicino casa mia, poi assurto all'assessorato.
Jordan invece è il cugino di Yuri, il terzo ragazzino, che secondo me è il fratellino di Yuri, non so come si chiama. Rivoli di sudore sul treno da Ostia Cristoforo Colombo, stanno davanti a me e leggono quello che leggo io, ossia le pagine che volto, e che ogni tanto metto a favore di muso, del Venerdì. L'accoppiata Repubblica-Venerdì mi regala, a parte il solito gustoso paternalismo di Piero Ottone (il preferito dal Pugile, che lo porta in bagno e ne viene rilassato: e chi non lo sarebbe), un'intervista a Lucio Dalla che mette in scena Tosca e sostiene che l'opera va rinverdita. Va reinventata. Ci vogliono batterie e canzoni. Va tolta dai musei. E poi ha messo in luce degli episodi che Puccini ha colpevolmente trascurato, all'uopo utilizzando (lui Dalla) la musica di Mahler che ha scritto a Klagenfurt, come lui, lui Dalla, sempre, quando la moglie gli diceva, a lui, a lui Mahler, non a lui Dalla, che portava sfiga, non lui Mahler, nemmeno Dalla, Puccini meno che mai, no, quella musica lì, che poi però non credo sia stata usata da lui, cioè Dalla. (Lui direbbe così.)
E poi un'imperdibile reportage sulla spiaggia dove ci si può fare il bagno coi maiali (ai cancelli, al massimo, con delle alghette verdi a bottone, quasi delle micro-ninfee, e con due Belghe che abbordo solo per parlare Francese: verità pura, tanto più che mi annoiano dopo cinque minuti, una è antipatica e cozza, l'altra carina, ma è un metro e novanta e non ho intenzione di farle come il gatto Birba per Gargamella). E come non accogliere a braccia aperte la novità dell'estate, la carbonara con le pesche del nostro impagabile Vissani, eh, Vissani mio, prima o poi ti scoprono che sei Plottigat, Macchia nera, Spennacchiotto, tu e le tue taccole, il tuo olio extravergine del cazzo e le tue pesche tagliate alla Mirepoix (o è alla Beaumarchais?), e poi le tirate della Aspesi contro gli uomini fedifraghi e le donne ingenue, la disputa di Bartezzaghi su «'sti cazzi» e «me' cojjoni» che secondo me giunge a conclusioni imprecise, ma Jordan e Yuri sono attratti dall'oroscopo. Allora mi fermo, ostendendo la pagina: sti regazzini mi costringono a tenere davanti agli occhi una pubblicità di una macchina digitale. «Fortunato in amore!» urla Yuri. «Allora ce provo co Nicole».
Nicole, Yuri, Jordan, sogguardo il fratellino alla sinistra e sto quasi per dirgli: «tu di che segno sei, Kevin?». Invece dico a Yuri: «dipende da che segno è Nicole.» Boh. Gli pare ariete. E come va tra ariete e gemelli? va be' che mi occupo di opera, ma insomma, mica sono Paolo Fox (chi la capisce, bene). Comunque provace, gli consiglio, tanto al massimo te dice de no. «Me lo dice anche mi' madre». Quella che ti ha scelto il nome, annamo bene. Jordan consiglia come approccio di tirarlo fuori dopo cinque minuti. Io mi permetto, senza essere invadente, di consigliare a Yuri di aspettarne dieci. Direi dieci almeno. Poi Nicole è una un po' sostenuta. Quanti anni ha? La sua età, dice Jordan, prendendo la parola, dodici, ma va in giro con un fratellino rompipalle.
Riuscirà il nostro eroe con i baffetti biondi e l'apparecchio a instaurare un'affettuosa amicizia con la cuginetta? Prova a offrirle un gelato, a portarla al cinema, mi raccomando: paga tu, e paga pure per il fratellino. Porcoddue, certo. Mah, Yuri, ti vedo male. Però ti incoraggio. Grazie per i consigli. Prego, tanto non funzionano. Sapessi io alla tua età. Però avevo i baffetti. Però erano neri. Però non leggevo il Venerdì a nessuno. Forse perché non era ancora uscito. Me' cojjoni.
postato da GiacominoLosi | 16:02 | commenti (9)
roma, scorrettezza