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sabato, 31 gennaio 2009
che non vinca Armstrong, quest'impostore, questo colossale impostore, questa vergogna di tutti gli sport di squadra; gli auguro veramente di perdere in modo amaro, di perdere soldi e reputazione, e anche se dovesse vincere gli auguro che gli rimanga sul gozzo ogni vittoria, passata presente e futura. La salute no, quella gli ritorni ottima fino a centocinquant'anni, abbastanza per accorgersi delle illusioni da due soldi che ha dato in pasto a tutti, questo campione di carta straccia.
giovedì, 29 gennaio 2009
Misuro con il mio passo affrettato
bitume non impermeabilizzato
del mio vecchio terrazzo
La città pare un dirupo
c'è un sole inatteso e scostumato
tu mi guardi e passi via con imbarazzo
aggiungo: e grazie al cazzo
Le finestre tutte chiuse,
due sedie e un paralume,
tre poster in un elastico
una poltrona da smontare anzi da rottamare
e mi levo dai coglioni-i
mi levo dai coglioni-i-i
perciò state tutti buoni
io canto anche se stono
nessuno mi fermerà:
perché mi levo dai coglioni-i
mi levo dai coglioni wowwoeowwow
che è lo sport che mi piace di più
più della pallamano
più degli insulti al Vaticano
più di te e anzi moolto di più-ù
Persino il salumiere mi saluta
con un'aria cortese e un poco astuta
mentre aspetta il pranzo.
E per un'ultima mangiata
ho una sedia mal impagliata
ma che buono, che buono il bollito di manzo
aggiungo: chiamami stronzo
Sposto tavole, ignoro cocci
lascio stare le cartacce
ora c'è nebbia
nessuno mi sorprenderà
anche se
mi levo dai coglioni-i-i-i
sì, mi levo dai coglioni-i
niente paroloni
niente indecisioni
il treno è in ritardo, ma si sa.
Mi levo, mi tolgo, mi scanso
addio terrazza amori e manzo
vado nel blu dipinto di blu-u-u
wowwouwwou
sciabadadadadada
ritorno tra i terroni
dalle facili emozioni
dove è facile darsi del tu
come un cuore occupato
e un gattino arrabbiato
e un passerotto, che andrà via e paloma
cuccuruccuccù
wouuuuu
cu
tu
ù
chiù
ù-ù-ù-ù
lunedì, 26 gennaio 2009
«Heow --- Heo - Heo - Heow», questa la suoneria del mio vicino di sedile, di una effimeramente nota cantante italiana. Volume? che te lo dico a fa', come lasciava arguire Mandrake ar Pomata. Il fatto che la comunicazione in galleria sia impossibile reca al parossismo la volontà di riprovarci, di essere richiamati, di comunicare la propria posizione, e dunque «Heow --- Heo - Heo - Heow». Ripenso alla scampagnata di ieri. Un vero itinerario nel male, tutte cose che risparmieremo se sarà bravo a Montezuma, questo è il nome che do al figlio del Pugile in via provvisoria. Alla fine dell'itinerario ci attendono i finti militari che si sparano con fucili ad aria compressa in un edificio totalmente abbandonato su una collina a nordest di Roma. La staccionata nell'area di palazzine in costruzione poco più a ovest afferma che la ditta del noto costruttore e dei suoi figli garantisce la qualità della vita: auguri di Natale, dunque. Mi giro, e a parte un'alta costruzione con un grosso pisello che ne contraddistingue le scale, tema ripreso forse da un edificio di Abu Dhabi o Orlando, c'è il nulla. Non la campagna, il nulla. Gru, cisterne, autobus senza clienti. Intorno il nulla, se non l'illusione di una riapertura del Carrefour in tempi brevi e le polpette svedesi propedeutiche a un sabato trascorso a montare mobili inutili. (Le strade creano traffico, i mobili creano accumulo di oggetti, bibelot, statuette, scontrini). Invaso da poetico furore ad alta voce declamo: Che cosa li porta a infliggersi i centri commerciali e la Bufalotta? che cosa li attrae nel condurre passeggini da una rotonda all'altra, senza nemmeno un bar con le pastarelle ad attenderli? che cosa li induce a far cacare i cani in uno stopposo spartitraffico, a far crescere i loro figli lì allo sprofondo, benché sprofondo accessoriato, sprofondo pur sempre? Li vedo, perfettamente, e cantami o Diva, aspettare il motorino con ansia, per poter andare a scoprire il centro di Roma, condensato in due capitoli: McDonald's e vetrine dove sostituire il loro tubo color sacco dell'AMA con un altro magari metallizzato. A casa, inaciditi, i loro genitori, convinti da un potere oscuro che accollarsi un mutuo trentennale per vivere di merda sia meglio di qualunque altra soluzione. E poi, case nuove, residenziali, appunto, tutto nuovo, e mio mio mio, e un giorno, quando nostro figlio.... Transeat (ma penso fugacemente [o furorem!] anche: quis a muliebri frangetta nos succurrat?). Nel lago di pesca sportiva dietro la centrale elettrica un'acqua esigua e limacciosa in modo impossibile nutre, a giudicare le foto nel bar dove prendiamo un caffè e ciurliamo nel manico, storioni di trenta chili. Come nascondere un rinoceronte in uno sgabuzzino e vantarsi perché lo si è trovato. Conosco almeno quattro cinque persone intelligenti, adorabili, che si vogliono male, che lentamente si complicano la vita, se la ledono, ove possibile, più di quanto la vita non faccia senza suggerimenti. Visto che tanto moriremo tutti, e di morte probabilmente atroce, se non per noi, per i nostri prossimi, il trucco di batterla sul tempo e di mitridatizzarsi, benché sperimentato, non mi sembra valga la candela. Sto diventando indulgente nei miei confronti. Mai stato meglio.
I finti militari sono allegri. Interpretano a turno vietcong e seals, si tendono agguati per un'oretta e mezza, se piove e non possono «fare il boschivo» fanno «l'urbano» lì dentro, l'unica cosa, dicono, è proteggersi gli occhi. Il presidente dell'associazione, con cui - a giudicare dal sito dell'associazione che in seguito religiosamente consulto - disquisiscono di attrezzatura e di fumogeni che possano innescare un magnum, è un obeso - non so, informatico o geometra, direi. Lo chiamano per farlo parlare con noi, dicendogli «Portati vicino alla macchina» via ricetrasmittente. Portatosi lì, si dichiara disponibile a farsi immortalare. Peccato per i palazzoni di Fidene sullo sfondo!, sembrerebbe Beirut. Dentro l'edificio, ci informano, fanno anche messe sataniche, e in effetti vediamo pentacoli croci rovesciate e un generico apprezzamento per le opere del diavolo o chi per lui. Sarò ottimista, ma secondo me non c'è bisogno di Satana, cui peraltro ho rinunciato per procura alla metà degli anni Settanta. Male oscuro per male palese, mi basta riempirmi gli occhi del secondo.
venerdì, 23 gennaio 2009
Già il calcetto maschile mi dà un senso di soffocamento; il calcetto femminile mi riconcilia con la zona 6-0 e la pallamano.
E Luís Moreno si vedeva che parlava lui.
Sta cosa che Corviale ha bloccato il ponentino mi è sempre sembrata una cazzata.
MILANO - C'era molta attesa per questo match di ritorno tra Inter e Roma dopo le polemiche del quarto di finale di Coppa Italia. L'Inter era obbligata a vincere anche per rintuzzare gli attacchi della juventus vittoriosa nell'anticipo serale.
Fasi di studio - La partita è vibrante fin dall'inizio, con le squadre che si fronteggiano sfruttando al meglio le proprie caratteristiche: la Roma cerca il fraseggio, l'Inter astuti lanci lunghi per Ibrahimovic. Su uno di questi lo svedese riesce al 14' a mettere palla a terra per il tiro di Stankovic che finisce a pochi centimetri dal palo. Pochi minuti dopo è la Roma a provare il tiro dalla distanza, cogliendo il montante con Totti.
La svolta - Ma è sempre Ibrahimovic a essere lo scatenato protagonista dell'incontro. Al 32' prende palla e punta Juan e Riise in velocità. I due stringono la marcatura e Ibrahimovic cade dentro l'area. L'arbitro Rosetti si consulta con il guardalinee Biagianti e decide per il rigore (il fallo sembrava essere stato commesso fuori area, impressione confermata dal replay). Rigore di cui si incarica Adriano spedendo fuori. Ma Rosetti dice che troppa gente è entrata in area e fa ripetere. Ancora Adriano, e stavolta è 1-0.
Secondo tempo- Null'altro succede di rilevante nel primo tempo, ma la sensazione al rientro delle squadre in campo è che la Roma, assorbito il colpo, possa imporre il proprio gioco. Totti con un delizioso colpo di tacco smarca Perrotta in area: miracolo di Julio Cesar. Siamo al 55': sul susseguente calcio d'angolo Panucci salta più in alto di tutti e insacca. Tutti i giallorossi circondano Panucci che esulta, ma la bandierina del guardalinee rimane alzata. Incredulità generale, gol annullato per un fallo in area (non dello stesso Panucci, forse una trattenuta veniale tra Mexès e Samuel?). Le proteste durano minuti ma Rosetti è irremovibile.
Epilogo - Il gioco si fa spezzettato, i nervi saltano un po' a tutti, ma come spesso le è capitato è la Roma a perdere la testa. Al 26' dopo un duro contrasto Mexès e Ibrahimovic si fronteggiano. Quest'ultimo cade per terra portandosi le mani al volto, e la Roma rimane in dieci. Totti rischia la stessa fine per le proteste dopo che un intervento a piedi uniti di Burdisso sulla sua caviglia non viene sanzionato. Ma è l'Inter che adesso affonda con irrisoria facilità, e va a segno due volte in pochi minuti: al 34' con Balotelli appena entrato e al 37' con Ibrahimovic, entrambi i gol in contropiede. Spettacolare quello dello svedese, con un pallonetto all'incrocio.
Dramma Ibrahimovic - Ma proprio durante l'esultanza avviene il dramma che ammutolisce San Siro: Ibrahimovic salta e ricade male coi compagni appollaiati sulla schiena. Nessuno crede ai propri occhi quando interviene la barella e lo porta via tra le lacrime. La diagnosi sarà agghiacciante: rottura di entrambi i legamenti crociati (un infortunio simile a quello capitato a Nedved la settimana scorsa).
Il dopopartita - Rovente il dopogara, con i giocatori della Roma in silenzio stampa e il presidente della Roma Rosella Sensi che dice: «la prima danneggiata per questi aiuti è proprio l'Inter». Polemica anche per una frase che Moratti avrebbe detto in tribuna stampa: «Questi Romani hanno rotto i c..., stanno sempre a piangere». Più tardi, con la solita signorilità, smentirà ai microfoni di Sky: «intendevo dire che gli episodi nel calcio esistono sempre. L'arbitro deve decidere in una frazione di secondo, non è facile, bisogna mettersi nei suoi panni. Inoltre c'era probabilmente l'espulsione al 90' di Totti. Credo che chi vinca sia sempre invidiato. Noi non abbiamo nessun motivo per dubitare della buona fede degli arbitri e non commentiamo le loro decisioni.» Che risponde a chi dice che l'Inter di adesso è come la Juve di Moggi? «Lei di che squadra è?»
giovedì, 22 gennaio 2009
Anticalcio+arbitri (cinque lettere)
mercoledì, 21 gennaio 2009
e lograte le scarpe e gli stivali, come diceva il calzolaro di Belli, forse presentendo questa popolazione di cretini che va sempre in macchina e gira un'ora e mezza per il raccordo anulare e un'ora e mezza per trovare parcheggio e quasi se ne vanta, divertita, popolazione di scemi che pensa a un'offesa personale se dici loro di prendere un autobus, di finti rugantini che si inalberano solo se gli tocchi la macchina tutta bombata e in cui c'è quell'odore misto sigaretta-giubbotto-scarpa ammollata dalla pioggia, di presi per il culo da tutti proprio quando credono di essere loro i più furbi, di suonatori di clacson, di mangiatori di frittura a poco prezzo e di pizza mal lievitata, di giocatori di calcetto tutti incerottati che litigano per una precedenza e poi stanno a guardare il botto, gente di idioti in balia del primo che si mette a fare il cane pastore, parcheggiatori in doppia fila e cacatori di cani sul marciapiede, infrangitori di leggine e preda di legulei e ingegneri, ma timidi timidi di fronte al resto, cinici bon marché, fijjacci de 'na miggnotta, annate a ppiedi...
lunedì, 19 gennaio 2009
Decido di farmela a piedi, da piazzale degli Eroi, anzi dall'incrocio di via Luigi Rizzo. Le pendici della Balduina, per non parlare del nome stesso «Balduina», mi sono sempre sembrate ridicole e scomode. C'era la Dragon film, alla fine di un bugigattolo, e per la via, verso la voragine di piazzale Clodio, dove vedrò i faccioni dei principi di Monaco, veramente grotteschi, soprattutto il sosia di Cecchi Paone, figurare sulla pubblicità del circo Medrano (a capirla, quella cosa delle tre piste), c'è un odore di città benestante, se non proprio chic, di cane beneducato, di anziana cotonata, quell'umidità invernale e pomeridiana, quell'odore, appunto, di zona residenziale. A quell'ora prendono sole i ripetitori di via Teulada, l'osservatorio astronomico, poco altro. Villa Madama è in ombra. Del resto è stata progettata per l'estate, si capisce, per questo è a bacío. Una serie di studi di doppiaggio della mia infanzia, alcuni, come la Dragon film dove si doppiava Bonanza accanto al mediocre cartone animato di cui ero il protagonista, mi hanno visto infelicissimo, a cercare di parlare in tuta e rincoglionito dal sonno con altri nerd redenti dal lavoro minorile, di prestigio, purtuttavia. Non sapevo ridere a comando, ogni quarto d'ora passato lì dentro, quando non scorrevo febbrilmente il copione cercando di non trovare la fatale parola «(ride IC)», era angoscioso. Passo intenerito via Durazzo (mah!), ma prima ancora vedo la chiesa dove, secondo mia madre, mio padre con la scusa di suonare l'organo, e il doppio senso l'ha voluto la provvidenza, concupiva o era concupito dalla sua attuale compagna, non che andasse in chiesa, lei, tutt'altro, ma lavorava in Rai. Oppure è solo il nome della santa che indispone mia madre. Oppure la leggenda l'ho inventata io per accollare una nuova colpa a mio padre, così come un ergastolano può ben accollarsi un divieto di sosta.
Fatto sta che la chiesa è orribile. Sembra di stare nella hall di uno Hotel Continental qualsiasi, un po' come al Comunale di Firenze, i confessionali sono particolarmente spaziosi, come se la pletora di funzionari dell'epoca Agnes avesse diritto a un po' di privatezza aggiuntiva. E dietro l'altare uno spazio a poligono, insomma, terrificante. Mormoro una preghiera che sembra una frase di scuse, esco. Mio padre mi dà da pensare per via del fatto che vado all'auditorium. Entravamo rigorosamente a scrocco, tra Ottanta e Novanta, perché oltre a conoscere tutti mio padre era amico fraterno dell'ufficio stampa. Entrava ovunque, luoghi, donne, case, alberghi, agli ultimi bagliori del suo sfarzo poteva ben entrare all'auditorium, quello vecchio, al turno della domenica. Con noi una congerie di polmoniti su due gambe, affanni ed enfisemi ottuagenari, un posto in quelle alette da cui si vedeva bene il direttore. Mi ricordo senza entusiasmo Sawallisch, e un Requiem di Mozart diretto da Barshai (se era lui) in cui il trombone fece un casino e gettò un'ombra di disdoro su tutto il concerto. Tra i movimenti di un pezzo i vecchi scatarravano, io ero concentratissimo e facevo le mostre d'intendermi di tutto. Come adesso.
Che sono clandestino, e noto che la generazione mia, il maschio trentenne, che dovrebbe essere il nerbo del pubblico, è invece troppo povera per esserci; se non come me, clandestinamente. Moltissimi appunto i residuati punici e ittiti e qualche donna giovane solo perché mantenuta. Meglio così. Splendono le dentiere nello sfondo progettato da Piano, non Guido (io lo pensavo davvero, che Guido Piano fosse un nome). L'orchestra potrebbe essere figlia del pubblico, quanto a età. È cambiata molto. Non ci sono più i grandi virtuosi, i solisti boriosi e commoventi al primo apparire di un «1. solo» sulla partitura, esecutori stupendi, ma che rendevano quell'orchestra decisamente deludente dal punto di vista dell'insieme. Meno male. Adesso si limitano a essere un'orchestra, il direttore non ti trasporta nell'iperuranio ma si vede che loro si sentono a proprio agio e suonano volentieri, merito suo, che tiene infallibilmente il discorso, non sbrodola. Il concerto di Brahms lo suona un violinista che assomiglia a Bierhoff ai tempi in cui faceva la pubblicità dello shampoo. È bravissimo. Intonato, cede qualcosina solo nel secondo tempo, ma anche lui tiene la linea, non si perde, si butta, dev'essere uno che pensa molto, con quella capoccia. Peccato però per quel gol alla Repubblica Ceca, meritavano loro.
La maschera con cui poteva esserci, tempo fa, un grande amore mi vede e scappa. Dopo, per messaggio - ah, lo vedi, lo vedi che stavo meglio senza telefono! - mi dirà che è stato per timidezza, come quella volta, ti ricordi... Sì, mi ricordo, ma ingenuamente pensavo che ti sentissi in colpa. Donne donne eterni dei. Le sbaglio tutte. Quando mi innamoro faccio come i maniaci al parco pubblico: apro l'impermeabile e mostro tutta la mercanzia, dal dumpennente in su, compreso il mio quartetto incompiuto. In Delitto a Porta Romana Tomas Milian chiede durante un concerto: «Ma che è sta palla?». «Questa? L'Incompiuta». «Meno male».C'è stato un periodo in cui assomigliavo a Schubert. Nella peggiore delle ipotesi, ad Al Bano.
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