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mercoledì, 29 ottobre 2008
- Quanto è infelice la natura umana, caduca, preda delle malattie, destinata all'oblío, alla sofferenza, e infine alla morte! Quant'è terribile non essere immortali!
- Consolati. Pensa a Cossiga.
lunedì, 27 ottobre 2008
La Lombardia è come ognuno sa un piano inclinato verso il Po, inclinato verso il mare, ma leggermente
Ha approssimativamente la forma di un quadrilatero. Il declinare della pianura è quasi impercettibile. Per esempio, poniamo la ferrovia fra Treviglio e Cremona. La linea arieggia l'itinerario dell'Adda, ma lo scansa, ne sovrappassa uno dei tributari, il Serio, presso Crema, ma l'Adda nel giorno che si ammorza è lontano. La linea non è esattamente diritta. Così i fossi, che si allontanano e si avvicinano, formando quadrilateri o triangoli con ipotenusa proprio la strada ferrata, in cui, alla mattina dopo, molto presto, cani ordinati quanto gli appezzamenti e cacciatori che li tendono col filo invisibile dell'addestramento, forse a folaghe - o saranno beccacce, le folaghe esistono solo in poesia. Eppure il dislivello c'è: vedi la pigra corrente del Serio, la pigerrima dei fossi, tesi però tutti al Po. Le statali generalmente passano sopra la linea, le provinciali hanno il passaggio a livello. Ce n'è uno presso Soresina. Uno presso Castelleone. Nomi strani, altri no. Caravaggio, e si designa nella caligine la sagoma del santuario. Capralba. Beh, e come non citare il toponimo dei toponimi, Casalbuttano, dal cui comprensorio mi hanno chiamato l'altro giorno, per due ore di supplenza settimanali alle medie.
È per questo che me ne vado?
Dovrebbe essere apprezzabile dunque il dislivello, spalmato su settanta chilometri? dalla pianura alta alla linea delle risorgive che tanto ha contribuito alla prosperità di questa gente metodica. Per finire al Po, e dall'altra parte risalire impercettibilmente, un po' più bruschi, all'Appennino. Nel Quattrocento il latte lombardo era proverbiale, come i formaggi, l'acqua innumere, la Lombardia sfuggì alla recessione, conservò la sua popolazione e non fu mai sovrappopolata. Poi fu abitata densamente. E percorsa da strade. Linee che possono andare in ogni direzione, con modesti sforzi ingegneristici. Anche le scolaresche che salgono e scendono hanno una prevedibilità propria a questo giorno livido, non livido perché sia particolare, è uno dei giorni lividi nella serie, ma non credo di andarmene anche per questo.
Un albero viene di prima mattina rischiarato dalle luci al neon del treno. Il treno è fermo poco prima di un paese. O forse in aperta campagna. Dietro il fogliame c'è la pianura, capannoni, una linea d'alberi, una cascina, una linea d'alberi, un campo, un capannone. No, esagero, dietro l'albero si intravede a pena un paesaggio urbano, di quelli disseminati tipici di qua, un campanile. Prima, una linea d'alberi. No, forse no, perché non uno solo è l'albero in riva al fosso parallelo alla strada ferrata e non uno solo è il fosso bordato di alberi che lasciano intravedere, dietro, un campo arato e un gruppo di villette a schiera. Dunque dall'altra parte. Una ragazza bionda, al ritorno bruna, guarda davanti a sé o dorme. Dietro di lei il vetro, dietro cui non si vede bene per via del neon che si riflette e lo screzia quasi come fosse imbevuto d'olio. Dietro, le case di un paese oppure uno scorrere veloce di alberi piantati lungo la ferrovia o lungo un fosso che la costeggia. Oppure no, la pianura con una cascina intorno a cui si raggrumano delle macchine, se non fossero raggrumate attorno a villette a schiera tinte in rosa scuro od ocra.
Il treno si ferma poco prima di una delle stazioni, Olmeneta o Ulmeneda, da cui viene Andrea, uno di quelli che si allenano al campo sportivo da cui si vede la linea ferroviaria, ma non questa, quella di Mantova. D'inverno si vede, dal campo, un filare di alberi dietro una cascina ora centro sociale, la massicciata impedisce che si vedano i palazzi a loro volta nascosti dalla statale per Mantova e da una strada di rispetto, dietro a sua volta a un filare di alberi. Sarà forse per questo.
Appena si passa Soresina si avverte l'odore di concime, fortissimo, che invece la pianura alta non conosce, mentre conosce quello delle industrie, che però sono anche a Cremona, le vedi, le raffinerie, se vai verso Fidenza, l'altra linea ferroviaria, una delle altre. C'è quella per Codogno, quella per Brescia, che incontra quella di Treviglio a Olmeneta, dove i sottopassaggi sono scrostati e la stazione coi suoi quattro binari è incongrua per un paese che non c'è, è dietro un viottolo bordato di piante. No, non che non ci sia, ma non si vede quasi. Oramai è notte e io penso ancora, guidato dall'odore, di essere a Olmeneta dove i campi sono più vicini. Invece solo un Marocchino che mi chiede se il treno vada a Treviglio mi risveglia. No, va a Cremona. Ma siamo a Cremona. Non me n'ero accorto, non volevo scendere. Sarà forse per questo?
No, mentre scendo il declivio impercettibile di via Palestro. Me ne accorgerei fossi in bicicletta. Ma cammino sulla corsia delle biciclette, senza averne una. L'avverto dietro di me che arriva, mi scosto. Risalgo sul marciapiede, la signora mi guarda con un'impercettibile esitazione di biasimo.
mercoledì, 22 ottobre 2008
Fedone: Chaire, o Socrate
Socrate: Fedone! che Apollo sia con te
F.: e con il tuo spirito.
S.: Non peccare di sincretismo, anche se non sai di che si tratta. Che fine avevi fatto?
F.: Ah! Socrate! quante cose ho da raccontarti! Sono stato in viaggio, quest'estate. Sono andato in Asia. Ho girato tutte le città greche della costa, e poi sono andato a vedere i luoghi dove sorse Ilio, poi sono penetrato in Anatolia. E lì ho fatto delle esperienze bellissime, che mi hanno cambiato veramente. Ho girato veramente tutta l'Asia, dal Ponto in giù. Ho fatto il bagno nelle terme dei Re, sono salito sugli altipiani, ho visto l'alba sulle.... ma Socrate, dove vai?
S.: No, Fedone, aspettavo che finissi e intanto andavo a fare la spesa dal fruttivendolo. Ma lasciami chiedere: per caso hai dormito coi pastori avvolto nelle pelli di pecora?
F: Sì
S: e poi hai bevuto il latte acido nei contenitori rituali?
F: Sì
S: e sei entrato nel tempio in cui si facevano i sacrifici umani?
F: Sì, per Zeus
S: e ti sei portato via una statuetta di terracotta votiva con il tuo nome inciso in caratteri Medi?
F: o Socrate, sei un mago.
S: No, Fedone, è che fate tutti le stesse cose. E quindi ti ho risparmiato fatica e tempo.
F: Ma perché, Socrate, tu che sei stato definito il più saggio dei mortali non ami i viaggi?
S: No, e se la borghesia fosse stata inventata li troverei una cosa borghese. Andare in giro a contagiarsi il colera e venire beffati da barbari vestiti da maschera di carnevale è ridicolo. Viaggi anch'io ne intrapresi, è vero, ma solo perché l'oracolo mi ci costrinse - per la verità anche Santippe mi ci costrinse, mi aveva minacciato di spaccarmi il cratere in testa se mi fossi fatto vivo prima di tre mesi - comunque sia, no, non capisco perché in questa Atene tutti debbano raccontare viaggi o essere artisti.
F: Socrate, proprio non comprendo. Che c'entrano gli artisti?
S: O Fedone, se tutti quelli che si dichiarano artisti lo fossero veramente, l'Attica non sarebbe il nido di nequizie che è. Invece non c'è uno scalzacani o una donna costretta a infelici nozze che non si dichiari poeta, o pittore, o ballerino. Preferiscono essere cattivi e dilettanti artisti piuttosto che amanti dell'arte e buoni cittadini, e forse questo li deprime tanto da comportarsi in modo insoffribile. Ma ho la gola secca, offrimi un mezzo ciato e ti perdonerò il tuo viaggio in Asia.
F: Volentieri, Socrate. Ma dunque l'amante della sapienza che cosa deve fare?
S: Non so, io non so scrivere e a disegno ero una schiappa. Mi sono messo a pensare, e poi ho trovato gente come te che mi chiedeva pareri sullo scibile umano. Ottimo questo vino. Vuoi chiedermi un parere?
F: Sì, caro Socrate. Più che pareri ho alcune curiosità.
S: Sia.
F: La Magica che fa stasera?
S: Passa alla domanda di riserva mentre mi gratto.
F: Il sapiente cosa deve chiedere nella vita? La fama? La gloria? La felicità?
S: Un cantuccio al sole dell'Attica, molta curiosità, e una donna non importuna.
F: Quasi impossibile, dunque! infine, che cosa ci va nella cacio e pepe?
S: Ovviamente i tonnarelli, in mancanza di meglio la chitarra. Soddisfatto? Ah, ricordati che alla nuova luna mangiai la minestra a fette e laisti.
F: Eh?
S: Poppa. Uno a zero. Venti dracme, segna e non ti scordare di pagarmi. Mi hai preso per Frate indovino? Ecco, smetti di fare domande sciocche, e smetti di viaggiare. Resta saldamente in Attica, conosci gli uomini e diffidane quanto più credi di conoscerli.
F: O Socrate, non bisognava conoscere soprattutto se stessi? e dov'è finita la tua tolleranza?
S: Mi ci pulisco il culo. Siamo in un'era post-classica. E iI culo, spero, è abbastanza moderno.
venerdì, 17 ottobre 2008
Terni, sala da pranzo, interno giorno. Inter pocula.
Pranzo tra compositori, coetanei tutti tranne il vecchio maestro.
P. propone un gioco: Se voi poteste vivere una settimana accanto a un personaggio storico, chi scegliereste?
Indovinate chi ha risposto "Falcao".
giovedì, 09 ottobre 2008
Siamo in quattro o in cinque al lago, sparsi su tutta la riva, armenti a parte, un po' lontani, caldo e sole sulla pelle bagnata, tanto che mi crederei in Meriggio, fossi D'Annunzio, ma purtroppo non lo sono: non il Serchio e il Gombo, ma un pedalò verde a sinistra, primo di un'infilata, tirato in secca, e uno arancione, quasi simmetrico, a destra. La vegetazione con macchie di ruggine: non l'autunno, ma un principio di incendio. Un pescatore che non prende nulla, una coppia si mette sull'altalena, una specie di Branduardi obeso con uno slip da bagno, mio Doppelgänger perché è fornito di libri e giornali. Allora non posso dargli ragione, non apro il quartetto, non faccio nulla, e come al solito penso alle seccature del futuro ribadendomi no, no, e no. L'altro giorno, senza volere, senza sapere, solo per la mia solita ignoranza, ho rifiutato una supplenza annuale a Casalmaggiore. Conosco uno di Casalmaggiore, non mi sta simpatico, non so perché. Se fossi stato accorto, avrei risolto i miei problemi economici e sarei a Casalmaggiore. Prenderei un autobus quando il sole ancora non è sorto, e se fosse sorto non si vedrebbe, e andrei a Casalmaggiore. Uscirei da scuola a Casalmaggiore, dove non sono ancora stato. Immagino Casalmaggiore: una piazza, due strade, un parcheggio dei pullman accanto alla stazione, nel silenzio. A volte gli errori hanno risvolti inaspettati, un premio immeritato. Qui anche c'è silenzio. Ho un costume grigio e rosso. Sono contento di non essere a Casalmaggiore. C'è più caldo che al compleanno di Manu, duemilauno, un ottobre ancora caldissimo, eravamo qui, da un anno avevamo scoperto il lago, che avevo sempre snobbato per via delle finte zecche e dei bonghi.
Poi scendemmo col Pugile e ci trovammo di fronte, doveva essere maggio, a questo posto. Il Pugile sostiene che ho adottato tutti i suoi modi di dire. Io attenuo, e mi viene in mente, ora che si sposa con Chiaruzza e io e Giovanni testimoniamo, se dovessimo dividerci le espressioni a me che rimarrebbe? qualcosa sì: «pornobambina», per esempio, e il concetto stesso di scampagnata. E poi, rifletto, Martignano e Passoscuro non li abbiamo scoperti insieme? Norchia, poi, gliel'ho suggerita io, ho incanalato le sue energie in una rete geografica salda, abbiamo battuto la Tuscia palmo a palmo, le sagre e tutto quanto. Penso a quanto siamo fortunati a lasciarlo nelle mani di Chiaruzza, che lo sopporta e sta sopportando noi, come quella volta che ci presero per matti i suoi amici fotografi, a me al Pugile e a Giovanni, con tutto il fuoco di fila delle nostre allusioni, una vera pirotecnia, che poi finisce e ti senti meglio, un marinismo dei nostri tempi, e lei non batte ciglio, ormai, anzi a volte partecipa o ci dice che siamo scemi.
Ed è quanto di meglio si possa fare, il maggior complimento.
Però ammetto che quanto a lessico vince lui a mani basse: dalla figura del gay al mettere pressione, al dove sta l'errore, ai plurali sbagliati e alle cisterne. E va bene, tanto lo so che non sono mai originale; sono bravo ad ampliare, a sistematizzare, non a inventare. Trovo un gran consolamento, come Giacomo da Lentini direbbe, vedendo la ghiora di questa pozza d'acqua in cui sono, per cinque minuti, cimba natante. No, non mi credo D'Annunzio, salgo anche io sull'altalena sentendo l'odore pungente del ferro lasciato all'aperto. Sotto il pelo dell'acqua le alghe emergono, alberi d'alto fusto che fanno una corona sotto la corona del vulcano spento e arrotondato. Una bava di vento da ovest, si fanno le tre e mezza, l'ultimo bagno della stagione, come al solito.
Sono da solo, canticchio un motivetto del Califfo imitandone la voce, la cosa fa sempre ridere tutti, e anche me.
venerdì, 03 ottobre 2008
Mia madre guarda Chuck Norris [...]
[...] e hai presente le cose che finiscono; la fontanella all'angolo, e quell'odore un po' acre di plastica, dentro la macchina lasciata al sole, di arredo a poco prezzo, quando ti venivano a prendere i parenti [...]
[...] secondo me è stato il Cinese. Nel suo alibi non ha tenuto conto dei fusi orari [...]
[...] il presidente dell'Aci ha detto che fermare il traffico non serve all'inquinamento: bisogna incentivare la rottamazione e comprare nuove macchine. L'amministratore della Fiat ha detto che bisogna comprare nuove macchine. Ecco, nuove macchine e nuove strade è esattamente quello che serve a questo paese [...]
[...] sì, ha ragione A.: non mi va di fare un cazzo. Lavoro controvoglia anche se lavoro molto, spero sempre che i miei piani di espansione vadano a rotoli, e finalmente mi possa permettere una felice esistenza mediocre [...]
mercoledì, 01 ottobre 2008
ti ho sentito stamattina per radio. Spero bene che tu menta. Spero che tu menta, che tu sia veramente uno spacciatorello da strapazzo, un vittimista, uno che si fa male da solo, un millantatore, un poco di buono, un provocatore, un seminatore di scandali degno del canto ventottesimo, un mitomane, un Erostrato in trentaduesimo.
Lo spero bene, perché se no sono cazzi amari.
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