passoscuro

   apoditticamente scorretto


giovedì, 31 luglio 2008
 

Hoi aletheis dialogoi

Due vecchi sotto casa mia

V1 Ma è questa la valle dell'inferno?
V2 No. Questa è la periferia della valle dell'inferno. Io ti porto al centro della valle dell'inferno.
V1 (ride)

Fedone e Platone

F. Chaire, Platone.
P. Chaire a te, Fedone. Che hai? ti vedo stanco.
F. Sì, ho avuto una giornataccia.
P. Che hai fatto?
F. Guarda, stamattina ero al Sunio, poi stasera ho un matrimonio e domani riparto presto.
P. E allora io che dovrei dire? L'altro giorno ho traslocato...
F. Sì, ma io non ho dormito...
P. ... poi tutti i giorni vado al Pireo a controllare se arriva la nave da Cos, parlo coi marinai, torno, faccio lezione...
F. Sì, ma io ho dovuto anche occuparmi di..
P. ...e poi faccio mezz'ora di esercizi fisici, leggo un po'...
F. D'accordo, ma io...
P. ... poi faccio un po' di conti, vado a trovare i miei parenti, mangio...
F. Sì, io però dicevo...
P. ... poi esco, faccio una lunga passeggiata fin dall'altra parte della città, compro dei fiori, se è il caso mi faccio una trombata, discuto un paio d'ore sull'immortalità dell'anima, faccio uno spuntino, torno, leggo un po', do da mangiare al gatto, scrivo due lettere, preparo la lezione, mi faccio un bagno freddo, mi metto a letto tre quattro ore e all'alba sono fresco e pimpante per tornare al Pireo.
F. Va be', Plato', ho capito, SEI PIU' BRAVO TE, d'accordo?! (esce)
P. (pausa) (lo guarda uscire, poi si stringe nelle spalle e con calma:) ....ma che gli avrò mai detto?
postato da GiacominoLosi | 07:53 | commenti (8)
dialogo, pressione


giovedì, 24 luglio 2008
 

La disoccupazione potrebbe darmi un bel mestiere?

(due argomenti in quattro varianti stilistiche)

I.
Per la prima volta insieme nelle braccia di una città straniera
ma ognuno a casa sua a dormire, stasera:
come non t'inganni
a pensare che servano a qualcosa
tutti questi anni.
Faccio il turista e anche la guida
lo scimpanzè e l'intrattenitore di professione
per non dire buffone
che ha una sua mesopotamica inquietudine
una sua sofferta anzianità.

Così cammini avanti un passo,
non guardarmi in faccia
va tutto bene, penso
seguendo un'altra traccia.

Nessuno - sai - ci guarda o approva
se ti sfioro e non sentiamo niente
è che siamo brava gente:
moderna, sorridente,
amici veri
che si mandano gli auguri, si tengono su,
e in una vertigine di ricorrenze
pensano a tutto, ma non parlano più [...]

I. bis
La brama, il mio deliro
frenare non poss'io:
l'insano mio desìo
si placa sol per te.

L'aria che invan respiro
la gloria, i giorni miei,
tutto, ben mio, darei:
e patria, e onore, e fè.

II.
Non so perdere
un'occasione
né al bar né al discount sotto casa mia
nemmeno la ragazza con le coscione
sfugge a un'occhiata che ha ben poca poesia
mentre un commesso di colore con la erre moscia e l'accento di Boccea
pesa una spesa di attesa e malinconia.

E la ragazza con le coscione
entra nel portone
mentre lo sguardo le sfila la gonna a fiori
e immagino le dita
tracciare segni strani
su quelle tette che mettono di buonumore
su quella pelle chiara che accende una fantasia
mentre riprende la chiave e vola via [...]

II. bis
Non son due mamme, sono eburnei fochi
ove arda Amore e tutti i suoi seguaci;
sono fiamme vivaci
ch'estinguere con baci e con sospiri
vorrei: se non per tema
che un rinnovato foco arda me stesso.
Non son io di quei pochi,
di salamandra al pari
cui a rimirarle non s'appicchi vampa:
brucerò, se quel foco non mi campa.
postato da GiacominoLosi | 22:33 | commenti (7)
opera, plurali sbagliati


martedì, 22 luglio 2008
 

après une lecture de premier plan

Non La vedo nemmeno, solo La ascolto, mentre sono sul punto di spegnere ma lascio stare. La Sua controparte in televisione fa errori di sintassi, di grammatica, di logica, di senso comune, infrange ogni regola di civiltà - o meglio, vuole scusare l'ennesimo tentativo di infrazione alle regole minime non già di civiltà, ma di convivenza. Parla a sproposito di schiavitù, di federalismo, di realtà locale, di Cattaneo di Sciascia di Manzoni. E invece di replicare, di dire che la convivenza civile diventa, appunto, impossibile di fronte a qualcuno che si rifiuta di rispettare le benché minime regole condominiali e piscia sui tappetini e lascia insulti nelle buche delle lettere, invece di replicare che Manzoni si sarebbe rivoltato nella tomba, lui che ha provato in ogni modo a fare di questa accolita di montanari e di coltivatori diretti una parte, la migliore, della nazione, no, Lei si limita a dire per ben tre volte che «ma guardi, il vero federalismo è un téma» (non un tèma, un téma, giacché nemmeno Lei si è sforzato a imparare la dizione corretta, così che adesso in Parlamento sembra di stare in un film anni Cinquanta, ci mancano solo Tiberio Murgia Carotenuto Nino Taranto e magari in anticipo sui tempi il commendator Zampetti) «un téma serio». Ecco. Da qualche anno la parola che dovrebbe arrestare i lanzichenecchi sulla soglia di Roma è «serio». Ripete questa parola per ben tre volte, dicevo. È come se stesse litigando con un camionista nerboruto e incazzato e Lei continuasse a dire «ma che dice? ma Le pare serio? si moderi, si contenga». La buona educazione, spero, non impone di farsi prendere a pizze in faccia come Bombolo nei film di Corbucci.
Per gente come Lei, senatore Latorre, ma è ancora senatore?, che insegue faticosamente i barbari sui loro temi, anzi, témi, per gente come Lei e il Suo padrone - mi scusi: referente politico, massimo referente politico - che basa tutto sulla tattica e il giorno dopo legge soddisfatto i sondaggi perché ben quattro elettori di centro su dieci hanno apprezzato il richiamo ai valori fondamentali, per gente come Lei che parla di Costituzione ma o non la ricorda o non la richiama mai davvero, per gente come Lei il popolo italiano si butta piuttosto nelle braccia di populisti di destra o di sinistra, financo di comici che parlano di pompini.
A me piacerebbe, mi creda, che la politica sia una professione, nobile anche se non pulita,  non fatta da dilettanti, appunto, da comici o da imprenditori. Ma Lei è il nulla, senatore Latorre, il nulla con un collegio sicuro intorno; o, con la legge di ora, un posto sicuro in lista. Il nulla come Giovanni Allevi, Bocelli, il pop americano, i film con Tom Hanks. Se semplifica, come nelle vecchie operazioni che ci insegnavano a scuola, il risultato è zero. Non c'è un'idea, senatore, e non è che la politica sia diffusione di idee vere, non siamo così ingenui: ma deve dare l'impressione di averne, di combattere per qualcosa, anche se in realtà combatte per autoperpetuarsi. Lei pensa alla tattica, ma la strategia La vede sempre perdente. Si sente il vuoto. Si comincia a credere che siate tutti uguali, come nei film di Alberto Sordi di morettiana memoria, e tutto sommato vedendo i Petruccioli i vostri addentellati bancari i vostri imprenditori amici - che poi al momento giusto sono pronti a mettervelo in berta - e ricordando quanto, sempre per tattica, avete fatto nelle vostre evoluzioni governative, come i bombardamenti in Serbia, per dirne una - o forse anche nelle piccole cose in cui vi autocelebrate come i più bravi -
Ecco, ieri ero a Firenze: una città assediata e rovinata dal traffico, per la voglia di mantenersi buona una masnada di bottegai che spreme i turisti di tutto il mondo e intanto permette di vivere male e di deteriorarsi non solo a una città e ai suoi monumenti, ma anche alla comunità che quei monumenti ha creato. Una città governata da voi e dai vostri fiancheggiatori - ma penso anche a Roma, a quando per un solo sospiro del Vaticano avete sventrato una collina in centro per farne un parcheggio, cercando di mandare al macero una villa del primo secolo per non disturbare i torpedoni - e penso alla periferia di Roma, non una periferia remota, ma a un chilometro in linea d'aria dal centro, dove Lei sicuramente vive, senatore Latorre, ma Lei è troppo occupato a parlare di temi seri, come il federalismo, che non esiste, perché il federalismo esiste in un Paese serio, senatore, e questo non lo è. E ora lancia un'ultima battuta fatta di aria, di parole che nessuno capisce tranne la Sua corrente, in chiusura, sui titoli, sul rullo di coda, senatore. Io lo dico per Lei, perché se un giorno il suo posto in lista fosse meno sicuro del previsto, e rimastosene a casa dovesse aprire una fondazione, ecco, quella sarebbe veramente una pessima notizia.
postato da GiacominoLosi | 22:37 | commenti (7)
roma


lunedì, 14 luglio 2008
 

Se ti metti esattamente dall'altra parte dello stagno, e guardi la facciata della Neue Weimarhalle, vedi esattamente alla metà spuntare il campanile della Jakobskirche, anch'essa tagliata per orizzontale in modo da non eccedere, da non mostrare la ficelle. Sono troppo avanti. Loro, non io: il mio assalto stavolta è stato respinto, pure se senza troppe perdite. Qui hanno eseguito il mio pezzo, l'anno scorso, così chiudiamo i conti con questa città che mi è piaciuta fin dal primo istante, come a ritagliarmi una patente di classicità - che poi, alla fine, manco leggo in lingua originale. Però senti come pronuncio bene? adesso parlo come l'emigrante di Bianco, rosso e Verdone, se parlasse. La tentazione di andare alla pizzeria Da Antonio e vedere se hanno bisogno di personale è forte, ma la respingo: i tuoi consigli hanno avuto ragione. Vigliaccamente entro nella creperia a fianco, dove fanno un'ottima Flammenkuchen.
Eh, lo so, lo so, vuoi farti una foto con me, mi dici. Io nicchio. Ti faccio una foto, dico "ti". Non capisci che anche dopo tutto questo tempo non è semplice fare una nuova foto con te, e poi il rischio di trovare quelle vecchie, dietro una raccolta di francobolli dismessa, e insomma... Tu capisci, invece, ma poi alla fine la foto ce la facciamo lo stesso. Poche ore dopo, una comitiva di messicani chiede in Inglese a un turista se è festa. Holiday? Non capisce, non che non capisca l'Inglese, non capisce la domanda. Qui è sempre così, e io ormai lo so bene, e prendo lentamente congedo.
Tra tutte le cose insopportabili e che mi hanno rotto lo stracazzo c'è proprio questo prendere congedo prima di partire, stumm, con i bambini tedeschi educatissimi oppure come quella volta a Venezia, che alle sei del mattino andai e tornai dall'Accademia solo per congedarmi. Patetico, e anche da Villa Pamphilj, e da Cardenza, con l'aspirazione nemmeno segreta di andarmene per davvero. Poi qui i crepuscoli sono lunghi lunghi come le melodie belliniane, c'è tempo. «Non è peccato, finché giova: dopo / è letargo di talpe, abiezione / che funghisce su sé».
Mi faccio domande, non mi rispondo da solo. Nella televisione qui non c'è Marzullo, ma guardare MTV in Tedesco e sentire che dei rapper fanno considerazioni sulla Germania riassumendola in nazismo, ciccioni e peli sugli stinchi, inquieta. Me, non loro. Allora rinuncio, non è vacanza ma è tutto chiuso, a farmi un ultimo Bratwurst, paziento che arrivi il momento di rispondermi.

postato da GiacominoLosi | 20:28 | commenti (14)
opera, scorrettezza


venerdì, 04 luglio 2008
 

Rebuses

integrale DI Kalì F ano
Kitty si NCU la
G recò D IT ufo
Pappa P pero
AB bona mento IN tribù NA TE vere
Bell astro NZA
la zio IN b
Farsi lese GHE CON le pile DI
RE Vivaldi gaz EBO
RO marò! mar om A
PAR lardi cere TTE DI show PING Edi ciclo
scia M Po AN tifo RF ora
MIN gozzo DI Troia I
postato da GiacominoLosi | 07:55 | commenti (30)
roma, gelb, plurali sbagliati