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sabato, 31 marzo 2007
"Hai fini- Hai finit- Hai finit- Hai- Hai finita?" Dice "finita", al telefono, dal compartimento avanti. "Hai rotto- hai rotto le palle- chiudi questo telefonino--- chiudi e scancella--- chiudi e scancella questo numero di telefonino--- scancella subito- e non ci rompere più le palle. Ciao ciao ciao".
Due Calabresi entrano lui 40 o forse 35. Vestito da picciotto moderno o da promoter, ma da capo di promoters o di prestatori incalliti. Lei bella e truccata troppo. 25. Li cudrini tirano la fica, diceva Belli. Soldi, due telefoni che paiono phaser di Star Trek. Bell'uomo volgare. Legge Università del successo -- ma sì, trentacinque, appesantito. Il caldo gli disegna un cerchio tagliato come una celtica dalle cuciture sotto le ascelle. Ho indovinato. "Ma lavora? nemmeno a nero? e la casa è sua? no? non si può fare niente. Ci vuole un altro avallo". Portafogli con biglietti da cento. Tra loro non parlano mai, stanno al telefono. O dorme, lui, piegato come un soldato di Cagli usurato dai pranzi della domenica. Le rosce madre e figlia che salgono a Firenze sono madre e figlia e lei diventerà una cicciona come la madre, restandone solo le bocce (notevoli) disegnate sotto il maglione a collo alto. Ticchetta sul telefono con quel ticchettio di plastica dei messaggi, poi accende l'Ipod e dorme. Vado al bagno e ho anch'io quelle lunule sotto le ascelle - torno, le due parlano di energia eolica- gli altri due forse nemmeno stanno insieme - mi rinasce un po' di fervore per questa umanità rannicchiata.
Alla posta l'impiegata che inoltra i miei ottocentocinquanta grammi in carta gialla ha un sospiro. "È stanca?" "No. Agitata."
Quasi si pente. Compila il bollettino. "Non si agiti"
"E poi" mi dice dopo una pausa "non ne vale la pena." Un tempo.
"Lei è sempre tranquillo, vero?"
"Per nulla. Ma quando sono fuori faccio finta".
martedì, 27 marzo 2007
Ecco qui: adesso non si può più usare la "d" eufonica. Stranamente si è scoperto che rende difficile la lettura (mah!), e quindi si incorre in trittonghi smascellandosi pur di non mettere una "d" in mezzo a "fino a epoca recente" o "flauto, oboe e orchestra". Poi, non si possono usare due volte i due punti nello stesso periodo. Poi, guai a chi usa la virgola prima della congiunzione "e", come se non si potesse mettere in rilievo e separare l'intonazione invece di fare semplicemente un elenco. Siccome un famoso professore di Bologna scrive "recezione", ora tutti i suoi allievi e quelli che lo temono scrivono "recezione", per non parlare di "laboratorii" e "principii". Ervino Pocar nelle traduzioni di Mann scriveva "sodisfacente".Andrebbe tutto bene, se non fosse che sono mode transeunti ed irriflesse ("ed" irriflesse) di ispirazione vagamente manzoniana.
Manzoni non sopportava che ci potesse essere l'alea ortografica e quindi, pedante com'era, scelse una delle forme equivalenti "fra" e "tra": e privilegiò la seconda. Ecco che una frase "fra tre o quattro amiche", se non mi ricordo male, diventa "tra quattro e cinque amiche". E se non è vera è ben trovata. Inutile dire che adesso diciamo "fra", anzi invece di "per" diciamo "x".
Da ragazzino mi dicevano che ero frocio perché usavo i congiuntivi. Il mio vicino si stupisce che non lo sia. Mi occupo di opera. Ho cantato da soprano in un coro di soli uomini.Quando ero in Francia il Crédit Lyonnais ha aperto un conto intestato a "Mademoiselle etc. etc." Un concorso dalla Spagna mi dà della "señora", uno dall'Austria mi dà della "Frau". Il postino probabilmente penserà che sia appena tornato da Casablanca.
Poi dice che uno ha l'ossessione-gender.
giovedì, 22 marzo 2007
Comprendo: l'uomo probo non ha paura di quel che fa.
Non ha paura del suo corpo.
Accetta i suoi limiti, l'uomo probo.
Se ha la coscienza a posto, l'uomo probo non deve temere il giudizio di Dio, di sé, degli altri.
Se ha peccato, ne può prendere atto e pentirsi.
Ma l'uomo probo deve guardare; dentro se stesso troverà la risposta. Se ha ben operato, troverà il bene. La sua attività lo raffigura. L'uomo probo è trasparente.
Detto questo:
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....ma c'è proprio bisogno di fare uno scalino nel cesso, cari Tedeschi, in modo che la merda vi si raccolga per un estremo addio?!?
(L'uomo probo guarda oppure tira lo sciacquone voltando le spalle?)
martedì, 20 marzo 2007
Non voglio essere da meno di Marco Polo e di tutti i raccontatori di spostamenti (dal tragitto Cavatigozzi-Spinadesco in su): allora riassumo il mio fino alla Foresta Nera, in tre mosse e scacco:
1) fino a Milano: troia pettegola profumata*
2) fino a Basilea: a) fiera del terrone** b) segni di arteriosclerosi***
3) fino a Friburgo: il nulla di nulla****
*capisco farmi spostare la valigia; capisco appestarmi le nari alle 7.45 con quel profumo del cazzo; ma raccontare che la Tizia scopa con un Tizio ma è sposata con un Tizio2 che però non la molla perché è ricca e ha cinquanta palazzi e un'industria di costruzioni e che il fratello le ha detto non la vendiamo perché si lavora e che non scopa col marito e che lascia tutto il giorno l'acqua aperta per lavarsi compulsivamente ma solo le mani senza sapone e ha mille nevrosi e ha i gioielli e se sta male si compra un brillante e che, ma insomma FATTI I CAZZI TUOI
**il terrone non è una provenienza, ma un luogo dell'anima. Pensavamo che i tempi di Bianco rosso e verdone fossero finiti: invece ancora adesso mandrie di juventini griffati con le suonerie a tutto volume e la "Gazzetta dello sport", con panini lunghi un braccio arance e quant'altro, percorrono le Svizzere e le Germanie fino alle Fiandre e oltre ascoltando Vasco e accennando gli 883.
***o è Alzheimer o frocitudine: una ragazza mi riconosce e mi saluta e mi racconta tutto della mia vita, e io non solo non capisco chi sia, ma proprio manco per il cazzo; inoltre dopo dieci minuti faccio un sorriso-paresi e torno al mio posto con l'aria di una giubba blu scampato ai Comanche.
**** di nulla di nulla
sabato, 17 marzo 2007
Diciamoci la verità, siamo oramai alla fine dei blog. Non solo perché io ne ho aperto uno; ma perché i sintomi della decadenza sono fin troppo evidenti: blog che diventano libri o che vanno in televisione (purtroppo però ci vanno i proprietari, non i blog), i restanti che parlano di se stessi invece che della vita vera, piccole comunità sempre più manieriste che accentuano i tratti - è il sintomo della decadenza, come lo stile di Ammiano Marcellino. E allora tiriamo le somme, prima del Maelstroem, anche se io sono l'ultimo arrivato sono ciononpertanto uno spocchioso. I blog sono di diversi tipi:
- Il blog "elenco"
[...] oggi quella stronza di diritto commerciale non è venuta al ricevimento ma alla fine io e la Ele ci siamo fatte un trancio di pizza xké Simon non poteva e poi siamo uscite a prendere il regalo per la Cate ke alla fine fa la festa e ho telefonato a Simon e gli ho detto tu non capisci [...]
-Il blog "fatevi i cazzi miei"
[...] meno male che domani parto per Manchester. Dopodomani forse compro un biglietto per il concerto dei Thromp. Poi spero che qualcuno si convinca a venire con me al ristorante vegetariano. Odio la carne. Ho le mie cose. Amo il mare. Mi sono dipinta le unghie di amaranto. [...]
- il blog "porcata"
[...] ma io volevo sentire il suo miele su di me, e allora lo scostai e guardai il suo membro, imponente, turgido, ero tutta bagnata [...]
-il blog "attualità"
[...] oggi il "Corriere della Valtellina" esce con uno speciale sulla nostra attività. A pag. 14, a firma Ugo Spotti, c'è un articolo dal titolo "Quegli eroici micologi di Tirano": lo riporteremo sul blog domani, appena ci compriamo uno scanner [...]
-il blog "ricorrenze"
[...] intendiamoci, io non festeggio San Valentino, ma mi sono chiesto [...] io non festeggio l'otto marzo [...] io non festeggio il Natale però [...] io non ci tengo agli anniversari, ma [...]
-il blog "pretesa letteraria"
(non mi viene in mente un esempio: forse potete spulciare addirittura il mio)
con la sottospecie"pretesa poetica"
[...] Pensarti
l'abbraccio
sorgente
dal prato
dove giaccio
esanime [...]
-il blog "sit-com"
[...] oggi squilla il telefono: "Pronto?"
"Sì?"
"Uccello?"
(non ho capito se fosse una richiesta o un suggerimento)
-con la sottospecie "mi ridicolizzo"
[...] ovviamente, visto che non me ne capita mai una giusta, non solo stavo portando sulle spalle una valigia con tutto lo scibile umano, ma avevo anche i tacchi e ha cominciato a piovere. Tutto questo sarebbe stato nulla, se non avessi pestato una merda [...]
-il blog "antani"
[...] io ho pensato BEDFFD
e Gigi mi risponde "ASDDJF"
burp [...]
-il blog "impegno civile"
[...] ieri Ruini ha detto "i froci andranno all'inferno". Allora, mandiamo tutti quanti una mail, intasiamo vatican.org e scriviamo nel subject "anch'io sono frocio" [...] Forse non sapete che il colorante E152-nz che vedete sulle merendine è prodotto da una multinazionale che è stata citata per danni da Uwyenggu Yjlembbe perché gli operai gli pisciavano sui ceci che coltivava [...]
Intendiamoci. Non voglio fare satira. Vi do solo indizi.
Qual è il vostro blog?
Fate coming out. Non solo. Denunciate il vostro prossimo.
Ah, non vale dire: "il mio(suo) blog non fa parte di nessuna categoria". Al massimo fa parte di due categorie.
Denunciate il vostro prossimo. Verrà istituita un'apposita commissione (ho già in mente i membri - absit iniuria).
Io mi autodenuncio:
venerdì, 16 marzo 2007
Critici letterari e Lidia Ravera (o quel che ne resta) su La7, a trattare di un caso letterario, lo scrittore best-selling in diretta dagli studi di nonsodove.
L'odioso conduttore gli chiede: "Ma lei è di destra o di sinistra?"
E lui risponde (con la voce di Robertino di Ricomincio da tre):
"Mah, da giovane ero di centro."
Insomma, un nerd democristiano pelatino e col fisico da lanciatore di coriandoli, il soggetto della scuola
che adesso potrebbe scoparsi un harem di pornobambine facendosi anche pagare.
Altro che il Conte di Montecristo.
giovedì, 15 marzo 2007
All'uscita dal cinema la piazza dei Giardini sembra l'Italia in miniatura: troppo piccola e troppo grande, il ghiaino perfetto che sembra incollato, lì, prima del 1870, c'era un convento di Domenicani. Troppo piccola perché il monumento cittadino è un coso di cento metri. Gli alberi come disegnati senza fantasia, solo la fontana, dietro la scritta "Giardini Giovanni Paolo II", fa suoni.
Il film, La voltapagine, una mezza cazzata. Però è vero, quello stringersi e perdere il controllo quando, di là, dietro una porta chiusa male gli strumenti si accordano, e tu hai la bacchetta pronta per la Serenata di Brahms o per l'esame di ammissione, oppure quando vedevi il pianoforte: lo stesso angor prima di ogni lezione, di ogni complementare. Perché ho avuto così paura? Solo per la musica, tanto da rifugiarmi dietro una micromina 0,5 2B. Non reggo la pressione. Ogni cosa è un muro: quel che conta non è il muro, è il metodo. Non ho metodo. Nell'ansia perdo peso, lucido e leggero, come quando al lago pensavo di affondare.
Non smettere, non smettere, mentre faccio tutto il viottolo, ligio come un vero polentone, e toc toc a settantadue di metronomo, sempre più lento come se fosse un esercizio. Ma non per suonare, per sentire meglio il silenzio di questo buco dove non passa nessuno, e che mi piace. Ho sempre messo pause, silenzi, poco suono. Cardenza è come me; ritmici ma senza simbolo i miei tacchi troppo eleganti. Una bicicletta, una figura sull'altro marciapiede. Siamo silenziosi, pochissimi. Apro doppiamente le orecchie, mentre mi dico che voglio prendermi sul serio, ogni tanto. Tipo ora.
martedì, 13 marzo 2007
È incredibile come l'understatement sia tipico dei Molisani e non dei Danesi.
Per esempio se vai in Danimarca e cerchi un posto da dove vedere tutto il Danimarcabile, ti indicheranno magari lo Himmelbjerget o come cazzo si scrive: dietro la cui parola non sarà difficile intuire una "Montagna del Cielo" presaga di Odino Fricka Thor e i Fantastici Quattro. Percorriamo lo Jutland fidenti, e cominciamo a salire, in una bella giornata di giugno. La Ford Ka a noleggio, dopo aver passato una notte sulla spiaggia, sale intrepida le curve verso gli astri, verso la seconda montagna più alta del Paese.
Sul cocuzzolo larici, freddo, nebbia, non si vede un cazzo, sembra novembre, e l'altezza s.l.m. della "Montagna del Cielo" è 147 (centoquarantasette/00) metri. Mangiamo un sandwich e spariamo nelle brume a tutta velocità.
I Molisani invece sono convinti che non ci sia niente nel Molise: niente di niente. Non solo, cercano di dissuadere i turisti (che non ci sono) a visitare la regione. Del resto loro ci vanno solo per sfondarsi a Natale e Pasqua di pasta asimmetrica e ovineria assortita, il resto dell'anno lo trascorrono aspirando i tubi di scappamento di Roma e Napoli. Effettivamente: paeselli distanziati e bui, le montagne dove si sentono strani bramiti - e un paio di siti archeologici. Il Pugile stesso, mezzo molisano, si era fatto convincere: in Molise non c'è niente da vedere, lo dice papà Angelo come zio Carlo e zia Clara, e i cugini e le cugine con tutti gli ascendenti.
Esempi. Sul corso di Isernia (un viale orribile che monta impercettibilmente verso la stazione più sfigata dell'Italia continentale) dobbiamo quasi minacciare un libraio per farci dare due asfittiche guide turistiche. Nicchia. Resiste. Gliele estorciamo, ci regala una cartina che io appenderò poi in camera mia non senza soddisfazione. Forse solo per la perseveranza. Ovviamente in mezz'ora di contrattazioni nessun altro è entrato nel negozio.
A Pietrabbondante il paesino è costruito attorno a uno sperone di roccia. Un vecchio in canottiera vede il nostro interesse verso quei cosi e con le ultime forze ci scaglia il suo "Qui non gi potete andare!". Messo alle strette, confessa che in realtà gli sembra pericoloso andarci. E in definitiva, se ci volessimo andare? qui nun ge shda gnende, perché inoltrarci proprio sotto casa sua? non ha tutti i torti. Ce en andiamo.
A Cercemaggiore hanno costruito un parcheggio multipiano (diroccato) per rovinare il panorama. Tentativo riuscito. Però la zona è bella lo stesso. Scopriamo, in una giornata di vagabondaggi tra Boiano Sepino e Colli al Volturno, evitando di chiedere ai locali, basandoci sull'intuito, andando a caso, città longobarde, eremi, sorgenti di fiume, paesini fantasma dove ciuchi si abbarbicano e gli ultimi vecchi - come a Pesche - convivono con stranieri dall'aria patibolare.
L'unico posto che ci indicano è il festival Mario Lanza di Filignano e il Rodeo di Scapoli. Dove non c'è nulla davvero. Alla fine del giro, Capracotta, uno dei comuni più alti dell'Appennino. La strada percorre pratoni, si eleva sempre più. Il paesino è orribile, ma la strada continua. Ci troviamo in uno spiazzo altissimo. Cerchiamo un punto panoramico. Non c'è nessun ostacolo. È così alto che si vedrà tutto il Molise; il mare; la Maiella; Roma; quant'altro.
Due signori seduti su un tronco.
"C'è un punto panoramico?" facciamo a quello dall'aria più cosmopolita.
Lui ci indica il suo compagno: "Io non lo so, ma questo signore lo saprà di sicuro".
Un uomo sulla cinquantina, mento volitivo, elettore DC granitico, un po' guida alpina, si volta. Ci squadra. Respira. Poi parla.
"Qui" pausa "nun ge shta gnende da vedé."
E non ho mai capito se fosse vero o no.
sabato, 10 marzo 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/03_Marzo/09/Mastella.shtml
Il "nostro" (cioè nostro) governo (cioè governo) colleziona figure di merda anche mediatiche. Il rimpianto per i vecchi democristiani è condiviso da tutti (purtroppo). Almeno in questo lo condivido: De Mita non si sarebbe mai alzato facendo una piazzata e poi chiamando a raccolta tutti gli amici contro un conduttore. Conduttore che non amo per nulla, ma è ovvio che - come ha detto lui - il politico preferisce essere invitato a Prima Porta (magari) per recitare il suo sketch: come fosse lo Zelig (il misero spettacolino, non il film) della politica. Io ti interrompo, dico "voi" e "noi", faccio la macchietta, e poi sul fatto vero e proprio glisso. Ma non come i vecchi politici coi calzini bianchi, che parlavano della supercazzola per svicolare, e ci riuscivano: alzando la voce e appoggiandosi ai poteri forti.
Ed ecco la solidarietà a Mastella da Landolfi a Sircana (no, dico, Landolfi: uno che sembra gli abbiano gonfiato la faccia con una pompa da bicicletta; uno che a giudicare da quella faccia da ragazzino tirava i rauti contro le vecchiette e poi magari andava a pestare le zecche cinquanta contro uno); ecco la Repubblica di Weimar che per fortuna non ha trovato uno Hitler - o un Perón - ma solo Berlusconi; ecco un Paese che non sa nemmeno rispondere a un vignettista che dice "froci" o a un frocio che si chiede perché deve andare a 700 km da casa per avere dei diritti; ecco che poi in Italia il rispetto delle leggi e della cortesia vale solo a giorni alterni.
Capisco che non è uno sfogo organico, e che non ho detto di che si tratta. Diciamo che in questi giorni le mie riflessioni sono: tetre. Bisogna andarsene e in fretta, ove possibile, da una nazione nanificata e sterile. L'assegno di ricerca x quest'anno l'ha preso y (una idiota), che però è allieva di g: ergo l'anno prossimo l'allievo bravo di g non prende altro che un pugno di mosche, perché ora toccherà al cretino f allievo di j. E naturalmente, ora non c'è più lo sfogo di conservatori e scuole dove insegnare, visto che hanno tappato buchi con scuole di specializzazione e contratti ad personam. Il dottore di ricerca z è fortunato (cioè, fortunato...): insegna alle medie, ma per uscire dal borgo selvaggio dove insegna a polentoni riottosi a non emettere suoni gutturali, e rientrare nell'università, deve restare in buoni rapporti con due solenni furfanti u e v per poter sperare di vincere un concorso organizzato proprio per lui, anche se lui notoriamente è bravo e in un mondo non perfetto, ma almanco decente, sarebbe tutelato.
Un posto dove non puoi nemmeno lontanamente realizzare le cose per cui hai lottato tutta la vita, se non quando sarai troppo vecchio ed esacerbato, va lasciato affondare con tutta la ciurma. È un invito, ove possibile, ad andarsene. Lottare non serve: in Italia ha sempre vinto il compromesso. Gli ex sessantottini sono diventati gestori di potere, gli ex settantasettini dirigono Studio aperto. Bisogna fare come i terroni che rivedono Cirò marina solo per le vacanze, e usare l'Italia come una insostituibile Yellowstone al centro dell'Europa: per le cose serie, credetemi, andiamo da un'altra parte, oppure tappiamoci in casa e chiudiamo le finestre. Ho già comprato lo stucco.
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